Last Updated on 3 Agosto 2026 by Massimo M.
È possibile avere tutto, ma proprio tutto, dei Rolling Stones?
Ovvero: cosa succede quando il completismo incontra oltre sessant’anni di carriera
Nei precedenti episodi di questa serie ci siamo chiesti se fosse possibile avere tutto dei Pink Floyd e dei Led Zeppelin.
In entrambi i casi la risposta era stata negativa, ma per ragioni differenti. Con i Pink Floyd bisogna fare i conti con una proliferazione quasi infinita di edizioni, cofanetti, registrazioni dal vivo e materiale d’archivio. Con i Led Zeppelin il catalogo è molto più compatto, ma ogni album si è moltiplicato nel tempo in stampe, ristampe, varianti e formati diversi.
Con i Rolling Stones il problema cambia ancora natura.
Non ci troviamo davanti soltanto a una grande quantità di edizioni né a pochi album stratificati all’inverosimile. Il vero problema, in questo caso, è il tempo: oltre sessant’anni di attività, due discografie parallele durante la prima parte della carriera, decine di album in studio e dal vivo, centinaia di singoli e una band che, incredibilmente, nel 2026 continua ancora a pubblicare musica inedita.
Il completista degli Stones non insegue soltanto la rarità.
Insegue una band che non ha mai smesso di muoversi.
Per orientarsi tra le pubblicazioni principali è possibile consultare la discografia completa dei Rolling Stones, nella quale sono raccolti gli album in studio e i principali dischi dal vivo.
Che cosa significa avere “tutto” dei Rolling Stones?
Prima di cominciare a comprare dischi bisogna chiarire che cosa intendiamo con la parola “tutto”.
Può significare possedere tutti gli album in studio. Oppure tutti gli album pubblicati nel Regno Unito o negli Stati Uniti. Si possono aggiungere i dischi dal vivo, le raccolte, i singoli, gli EP, le versioni mono e stereo, le edizioni Deluxe e le pubblicazioni provenienti dagli archivi.
Il livello successivo comprende le prime stampe, i dischi promozionali, le edizioni giapponesi, i picture disc, i vinili colorati e le varianti di copertina.
E poi ci sono i diversi formati: vinile, musicassetta, CD, SACD e download digitali.
Il catalogo musicale degli Stones è già molto vasto. Il catalogo degli oggetti sui quali quella musica è stata pubblicata è praticamente impossibile da delimitare.
Per questo motivo una collezione dei Rolling Stones può essere completa solo dopo aver stabilito un criterio preciso.
Gli anni Sessanta: due discografie per lo stesso gruppo
La prima grande difficoltà riguarda la discografia degli anni Sessanta.
Fino al 1967 i Rolling Stones ebbero, di fatto, due carriere discografiche parallele. Nel Regno Unito i loro dischi erano pubblicati dalla Decca, mentre negli Stati Uniti uscivano per la London Records.
Le due case discografiche non seguivano sempre lo stesso programma. Gli album potevano avere titoli, copertine e scalette differenti. Alcuni dischi furono pubblicati soltanto per il mercato americano, come 12 X 5, The Rolling Stones, Now!, December’s Children (And Everybody’s) e Flowers.
Già all’inizio della collezione, quindi, bisogna decidere quale discografia seguire.
La soluzione più semplice consiste nel prendere come riferimento gli album britannici. Il completista, però, difficilmente riuscirà a ignorare le edizioni americane, soprattutto quando contengono brani o configurazioni differenti.
Aftermath è l’esempio perfetto.
Pubblicato nel 1966, fu il primo album degli Stones composto interamente da brani firmati Jagger–Richards. Ma le edizioni britannica e americana non sono uguali.
La versione inglese contiene quattordici brani, tra cui Mother’s Little Helper, Out of Time e What to Do. Quella americana è più breve, presenta una copertina differente e si apre con Paint It, Black, assente dall’edizione britannica.
Sono diverse anche le immagini scelte per copertina.
Non si tratta quindi semplicemente di due stampe dello stesso disco. Sono due modi differenti di presentare lo stesso momento creativo.
Per il normale ascoltatore può essere sufficiente possederne uno. Per chi vuole avere tutto diventano necessari entrambi.
Lo stesso problema si ripresenta con Between the Buttons, pubblicato nel 1967. L’edizione americana comprende Let’s Spend the Night Together e Ruby Tuesday, mentre quella britannica contiene due brani differenti.
Between the Buttons rappresenta l’ultimo capitolo di questa doppia discografia. Da quel momento il catalogo britannico e quello americano cominciano finalmente ad allinearsi, anche se le varianti nazionali non scompariranno affatto.
Quando anche la copertina diventa da collezione
Nel caso dei Rolling Stones non si colleziona soltanto la musica.
Molte copertine sono diventate oggetti autonomi, capaci di rappresentare un’epoca e di amplificare l’identità provocatoria della band. In alcuni casi la grafica, i materiali e i meccanismi utilizzati rendono una particolare edizione molto più interessante rispetto alle ristampe successive.

Uno dei primi esempi è Their Satanic Majesties Request, pubblicato nel 1967.
È il disco più apertamente psichedelico e anomalo degli Stones. Anche la confezione originale era insolita: la fotografia di copertina realizzata da Michael Cooper utilizzava un’immagine lenticolare capace di produrre un effetto tridimensionale.
Le ristampe successive sostituirono spesso l’elemento lenticolare con una normale fotografia. Per il collezionista, quindi, possedere l’album non significa necessariamente possederlo nella forma in cui era stato originariamente concepito.

Anche Beggars Banquet presenta una storia grafica tormentata.
La copertina inizialmente proposta mostrava il muro di una toilette ricoperto di scritte e graffiti. La casa discografica la considerò inaccettabile e la pubblicazione dell’album venne ritardata. Le prime edizioni uscirono così con una sobria copertina bianca, concepita come un elegante biglietto d’invito.
L’immagine del bagno fu recuperata solo successivamente.
Per il completista, le due copertine rappresentano due fasi differenti della storia del disco. Anche quando il contenuto musicale è identico, l’oggetto non lo è.
La stagione d’oro: da Beggars Banquet a Exile on Main St.
Tra il 1968 e il 1972 i Rolling Stones pubblicarono quattro album che vengono generalmente considerati il vertice della loro produzione:
- Beggars Banquet
- Let It Bleed
- Sticky Fingers
- Exile on Main St.
Con Beggars Banquet la band abbandona la parentesi psichedelica e ritorna al blues, al country e al rock and roll, trasformandoli però in qualcosa di più oscuro, moderno e personale.

Let It Bleed prosegue questo percorso e chiude simbolicamente gli anni Sessanta. È l’ultimo album in studio pubblicato dagli Stones per la Decca e contiene gli ultimi contributi di Brian Jones, morto alcuni mesi prima dell’uscita del disco.
Con Sticky Fingers inizia invece una nuova fase.
È il primo album pubblicato attraverso la Rolling Stones Records e uno dei dischi più immediatamente riconoscibili dell’intera storia del rock, anche grazie alla sua copertina.
Il progetto è legato al nome di Andy Warhol, mentre la complessa realizzazione materiale della confezione fu sviluppata con il contributo del designer Craig Braun.
La copertina mostra un paio di jeans attillati e, nelle prime edizioni, comprende una vera cerniera metallica funzionante. Abbassando la zip si scopriva l’immagine stampata nella parte interna della confezione.
Ho ricostruito la storia, i protagonisti e le diverse interpretazioni di questo artwork nell’articolo dedicato alla copertina di Sticky Fingers.
Anche in questo caso le ristampe non sono tutte uguali. Alcune hanno eliminato la cerniera, altre l’hanno riprodotta solo graficamente e altre ancora hanno modificato parti dell’immagine.
Possedere una copia di Sticky Fingers non significa necessariamente possedere l’oggetto immaginato nel 1971.

Exile on Main St. chiude questa straordinaria sequenza nel 1972.
Il doppio album fu registrato in parte nelle cantine di Villa Nellcôte, in Costa Azzurra, in un clima diventato parte integrante della leggenda degli Stones. Il suono è sporco, denso e apparentemente disordinato: blues, gospel, country, soul e rock and roll si confondono fino a diventare un unico paesaggio musicale.
Anche la copertina contribuisce in modo decisivo all’identità del disco.
L’immagine principale è costruita intorno a Tattoo Parlor, una fotografia scattata da Robert Frank nel 1958. Altre fotografie e frammenti grafici completano un packaging volutamente caotico, marginale e decadente.
Le immagini sembrano provenire dallo stesso mondo delle canzoni.
Ho approfondito la genesi e il significato di questo lavoro nell’articolo dedicato alla copertina di Exile on Main St..
Sticky Fingers ed Exile on Main St. dimostrano che, nel collezionismo discografico, la copertina non è sempre un semplice contenitore. Può diventare parte dell’opera e modificare radicalmente il valore culturale e collezionistico di una determinata edizione.
I singoli e gli EP: i brani che mancano dagli album
Acquistare tutti gli album in studio non significa possedere tutte le canzoni dei Rolling Stones.
Negli anni Sessanta era frequente che i singoli di maggiore successo non venissero inseriti negli LP britannici. Il singolo era considerato un prodotto autonomo e il pubblico non doveva essere costretto a comprare due volte la stessa canzone.
Per questo motivo brani fondamentali come Come On, I Wanna Be Your Man, The Last Time, (I Can’t Get No) Satisfaction, Get Off of My Cloud, 19th Nervous Breakdown, Jumpin’ Jack Flash e Honky Tonk Women non apparvero inizialmente negli album britannici corrispondenti.
Alcuni furono inseriti negli LP americani. Altri vennero recuperati nelle raccolte. Altri ancora esistono in versioni o missaggi differenti.
A questi bisogna aggiungere i lati B, gli EP e le pubblicazioni realizzate per mercati specifici.
Il collezionista può scegliere di acquistare tutti i singoli originali oppure affidarsi a raccolte e cofanetti che riuniscono cronologicamente lati A e lati B.
Ma anche in questo caso si presenta una domanda tipica del completismo: una riproduzione moderna di un singolo equivale realmente alla sua stampa originale?
Dal punto di vista musicale può essere sufficiente.
Dal punto di vista collezionistico, quasi mai.
Album dal vivo e registrazioni d’archivio
Una band che ha costruito buona parte della propria leggenda sul palco non poteva avere una discografia dal vivo semplice.
Il primo titolo è Got Live If You Want It!, pubblicato come album soltanto negli Stati Uniti. Il grande riferimento rimane però Get Yer Ya-Ya’s Out!, registrato durante il tour americano del 1969 e considerato uno dei dischi dal vivo più importanti della storia del rock.
Seguono Love You Live, Still Life, Flashpoint, Stripped, No Security, Live Licks e Shine a Light.
Negli anni successivi gli archivi degli Stones hanno iniziato a restituire numerosi concerti appartenenti a epoche differenti. Spettacoli che per decenni erano circolati soltanto attraverso registrazioni non ufficiali sono stati restaurati e pubblicati in CD, vinile, DVD e Blu-ray.
Qui il collezionista deve introdurre un’altra distinzione.
La raccolta deve comprendere soltanto gli album dal vivo pubblicati nel periodo in cui furono registrati, oppure anche tutte le successive uscite d’archivio?
Nel secondo caso nasce quasi una discografia parallela, destinata a continuare ad ampliarsi ogni volta che viene recuperato un nuovo concerto.
Mono, stereo, ristampe e versioni Deluxe
Un’altra area particolarmente insidiosa è quella dei missaggi.
Durante gli anni Sessanta molti album erano pensati principalmente per l’ascolto in mono. Le versioni stereo potevano essere realizzate separatamente e presentare differenze nella disposizione degli strumenti, negli effetti, nei volumi e, in alcuni casi, nella durata dei brani.
Per un ascoltatore occasionale si tratta di sfumature.
Per il completista sono versioni differenti dello stesso album.
Il cofanetto The Rolling Stones in Mono ha riunito gran parte del materiale pubblicato negli anni Sessanta, includendo le differenti configurazioni britanniche e americane e una raccolta di singoli, lati B e brani provenienti dagli EP.
Può rappresentare un ottimo punto di partenza, ma non elimina il desiderio di possedere le stampe originali Decca e London.
A tutto questo si aggiungono le ristampe celebrative e le edizioni Deluxe o Super Deluxe di album come Exile on Main St., Sticky Fingers, Goats Head Soup, Some Girls e Tattoo You.
Queste pubblicazioni comprendono demo, versioni alternative, brani inediti e registrazioni dal vivo. Chi possiede soltanto l’album originale non possiede quindi tutto il materiale ufficialmente pubblicato.
Chi compra ogni ristampa, però, finisce per acquistare ripetutamente anche le stesse canzoni.
È uno dei grandi paradossi del collezionismo discografico contemporaneo.
Dagli anni Settanta a Hackney Diamonds
Dopo Exile on Main St. la produzione degli Stones prosegue per oltre cinquant’anni.
Arrivano Goats Head Soup, It’s Only Rock ’n Roll, Black and Blue, Some Girls, Emotional Rescue e Tattoo You. Negli anni Ottanta e Novanta seguono, tra gli altri, Undercover, Dirty Work, Steel Wheels, Voodoo Lounge e Bridges to Babylon.
Nel 2005 viene pubblicato A Bigger Bang.
Dopo un lungo intervallo, nel 2016 gli Stones tornano con Blue & Lonesome, un album composto da interpretazioni di classici blues. Nel 2023 arriva invece Hackney Diamonds, il primo disco di nuove composizioni dopo diciotto anni e vincitore del Grammy come miglior album rock.
Per chi aveva pensato di poter finalmente chiudere la propria collezione, però, la storia non era ancora terminata.
Foreign Tongues: una collezione ancora aperta

Il 10 luglio 2026 i Rolling Stones hanno pubblicato Foreign Tongues, presentato come il venticinquesimo album in studio della band.
Il disco vede la partecipazione di numerosi ospiti, tra cui Paul McCartney, Steve Winwood, Robert Smith e Chad Smith. Contiene inoltre un contributo postumo di Charlie Watts, proveniente da una delle ultime sessioni alle quali prese parte prima della morte.
Dal punto di vista del collezionista, Foreign Tongues è significativo non soltanto perché aggiunge un nuovo titolo alla discografia.
L’album è stato pubblicato in più formati, con vinili colorati, copertine differenti, CD, cofanetti e perfino una versione in musicassetta.
Questo significa che il completista si trova immediatamente davanti alla solita scelta: acquistare una sola edizione per possedere la musica oppure inseguire tutte le varianti disponibili?
Soprattutto, Foreign Tongues dimostra che il catalogo dei Rolling Stones non appartiene soltanto al passato.
È una discografia ancora aperta, che continua ad aggiornarsi mentre la band scrive nuove pagine della propria storia.
Tre possibili collezioni dei Rolling Stones
Per evitare che la ricerca diventi ingestibile, può essere utile scegliere uno dei tre livelli possibili.
La collezione essenziale
Comprende tutti gli album in studio della discografia principale, una buona raccolta dei singoli degli anni Sessanta e alcuni album dal vivo fondamentali.
È sufficiente per seguire l’evoluzione musicale della band e conoscere praticamente tutte le canzoni più importanti.
La collezione completa ragionata
Aggiunge le principali edizioni americane degli anni Sessanta, entrambe le versioni di Aftermath e Between the Buttons, i singoli fondamentali, i live più significativi, le versioni mono e alcune edizioni Deluxe.
Non contiene ogni oggetto esistente, ma documenta in modo approfondito la storia discografica degli Stones.
La collezione del completista assoluto
Comprende le edizioni britanniche e americane, le varianti europee, giapponesi e sudamericane, le prime stampe, i promo, i singoli, gli EP, i missaggi mono e stereo, i picture disc, i vinili colorati, le diverse copertine, i cofanetti e tutte le pubblicazioni d’archivio. In bocca al lupo!
A questo livello non si collezionano più soltanto gli album ma si collezionano le differenze.
Allora, è possibile avere proprio tutto dei Rolling Stones?
Teoricamente sì, ma solo stabilendo confini molto precisi.
Si possono possedere tutti gli album in studio. Oppure tutti i dischi pubblicati nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Si possono aggiungere i singoli, gli album dal vivo e le principali registrazioni d’archivio.
Ma se con “tutto” intendiamo ogni stampa, ogni variante nazionale, ogni copertina, ogni missaggio, ogni formato e ogni ristampa, la risposta diventa inevitabilmente negativa.
Rispetto ai Pink Floyd e ai Led Zeppelin, il completismo dedicato ai Rolling Stones ha una natura diversa.
Non è soltanto una questione di rarità o di valore economico. È una questione di ampiezza, continuità e tempo: oltre sessant’anni di carriera, due discografie parallele nei primi anni, copertine diventate opere autonome e una band che nel 2026 pubblica ancora nuovi album.
Il completista degli Stones non insegue un catalogo chiuso.
Insegue qualcosa che continua a muoversi.
Forse, però, una collezione non deve necessariamente contenere tutto per potersi considerare completa. Deve avere un criterio, raccontare un percorso e rappresentare il modo in cui il collezionista ha scelto di attraversare la storia della band.
Per ripercorrere tutte le principali pubblicazioni è possibile consultare la discografia completa dei Rolling Stones, con gli album in studio e dal vivo, oppure approfondire i singoli dischi attraverso le recensioni collegate nel testo.




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