Last Updated on 27 Gennaio 2026 by Massimo M.
Quali sono i migliori dischi live di sempre?
Una domanda alla quale è molto difficile rispondere perché molte delle valutazioni che si fanno ascoltando un disco, che sia live o meno, sono soggettive.
Esistono però delle qualità oggettive, su tutte la qualità della registrazione, l’importanza storica della registrazione e il riscontro della critica e del pubblico, attraverso le quali si può tentare di fare una classifica delle registrazioni live meglio riuscite.
Gli album live catturano l’essenza stessa dell’energia di una band in concerto, facendoti sentire come se fossi davvero lì.
Non tutti i live però sono perfettamente riusciti anzi ce ne sono alcuni decisamente pessimi.
Però ce ne sono altri che sono ottimamente registrati e che riescono a trasportare a casa tua l’atmosfera e le sonorità di quell’evento.
Come già detto è sempre difficile creare una “lista dei migliori” ma ci proviamo comunque con la volontà di fare conoscere dei dischi di altissima qualità musicale e circoscrivendo le nostre valutazioni all’interno del “mare magnum” del rock.
Vediamo quindi quali sono i migliori dischi live di sempre.
The Who: Live At Leeds (1970)
Live at Leeds è da sempre considerato IL disco live per eccellenza.
Alla fine degli anni ’60, gli Who si erano guadagnati la reputazione di una delle più grandi band rock dal vivo al mondo e il Live At Leeds guidava meritatamente questa lista dei migliori album live della storia. Già alla data della sua uscita fu definito dal New York Times come il “miglior album rock dal vivo mai realizzato”.
Fu registrato nel campus universitario di Leeds, in Inghilterra, nel febbraio 1970. La track list non rispecchia la scaletta effettivamente seguita quella sera ma è una scelta tra quelle che in quel momento furono giudicate, direi a ragione, le migliori eseguite durante il concerto.
Solo sei pezzi, meno di un terzo dell’intero concerto, ma di una forza ed un impatto devastanti.
La prima stampa del disco fu impacchettata in una cover da bootleg contenente all’interno diverse sorprese, gadget e memorabilia, fra cui dodici inserti e poster Maximum R&B. Inutile dire che questa versione, anche se non rarissima, è piuttosto ambita dai collezionisti.
The Allman Brothers Band: At Fillmore East (1971)
Dopo la scomparsa delle neonate band The Second Coming e Hourglass, i fratelli Duane e Gregg Allman formarono la loro celebre band omonima e, nel 1971, pubblicarono uno dei migliori album dal vivo della storia, registrato nella famosa sede di Fillmore East a New York.
Il cantante Gregg (all’organo e al pianoforte) e il chitarrista Duane sono affiancati dal chitarrista Dickey Betts, dall’armonicista Thom Doucette, dal suonatore di congo Jai Johanny Johanson, dal batterista Butch Trucks e dal percussionista Bobby Caldwell.
Il coinvolgente mix di blues e rock è evidente nelle versioni di “Statesboro Blues” di Blind Willie McTell e in classici come “Stormy Monday”, “Trouble No More” e “Done Somebody Wrong”.
Nel complesso, questa commovente miscela di chitarra, batteria e organo Hammond B3 crea l’identificabile e caratteristico “Wall Of Sound” degli Allman. At Fillmore East rimane un vero classico dei primi anni ’70.
The Rolling Stones: Get Yer Ya-Ya’s Out!: The Rolling Stones In Concert (1970)
“Get Yer Ya-Ya’s Out!” è stato registrato il 27 e 28 novembre 1969 a Baltimora e al Madison Square Garden di New York, ed è stato il primo album dal vivo a raggiungere il numero 1 nelle classifiche del Regno Unito.
La sua ironica e iconica foto di copertina è stata scattata da David Bailey a Charlie Watts, mentre il titolo è tratto da una canzone del cantante blue Blind Boy Fuller, che ha trascorso del tempo in prigione per aver sparato a sua moglie a una gamba! Mick Jagger e compagni sono registrati mentre si stanno davvero divertendo, come dimostra mostrato la versione davvero spavalda di “Midnight Rambler”. Il lavoro di chitarra di Keith Richards è eccezionale soprattutto alla conclusione dello show
con delle belle versioni di “Honky Tonk Women” e “Street Fighting Man”. La versione deluxe di questo live include cover di brani di artisti del calibro di BB King e Tina Turner. Get yer Ya-Ya’s out! è uno degli album rock per eccellenza di tutti i tempi dei grandi Rolling Stones.
Nirvana: MTV Unplugged In New York (1994)
Verso la fine del 1993, con la serie Unplugged di MTV che invitava sempre più artisti a esibirsi acusticamente, i Nirvana filmarono un’esibizione per lo spettacolo. È stato pubblicato con il titolo MTV Unplugged In New York, e “About A Girl” è stato il suo unico singolo, pubblicato postumo per l’autore della canzone, Kurt Cobain, morto suicida sei mesi prima.
L’album, certificato cinque volte disco di platino, ha vinto il Grammy Award come miglior album di musica alternativa e presenta, fra gli altri brani, delle potenti versioni di “Dumb” e “All Apologies”. C’è anche una cover di “The Man Who soldi the world” di David Bowie. Il batterista Dave Grohl, che ha poi formato i Foo Fighters, canta nei cori nella canzone parodia “Jesus Wants Me For A Sunbeam”. L’album testimonia in modo inequivocabile il talento e la versatilità di Cobain.
KISS: Alive! (1975)
Estratto da numerosi concerti, Alive! (pubblicato nell’autunno del 1975) ha reso i KISS delle superstar del rock’n’roll; è salito nella Top 10 e il suo singolo di accompagnamento, “Rock And Roll All Nite”, è arrivato al numero 12. L’album Alive! ha tutto ciò che un fan dell’heavy metal può desiderare: da Gene Simmons, “The Demon”, al basso martellante, alle schitarrate di Paul Stanley e al lavoro di batteria di Peter Criss. L’energia giovanile della band è contagiosa e le potenti versioni elettriche dell’album del loro miglior materiale iniziale rendono facilmente questo uno dei migliori album live di tutti i tempi.
Talking Heads: Stop Making Sense (1984)
Una delle dichiarazioni di moda memorabili del pop degli anni ’80 è stato il “grande vestito” di David Byrne indossato durante la registrazione dello show. In quel momento la spettacolarità dei Talking Heads era al top e lo si vede e sente nel loro album dal vivo Stop Making Sense. C’è una versione travolgente di “Psycho Killer”, alimentata da una sezione di fiati e potenti cantanti di supporto, e “Take Me To The River” è ipnotizzante. Questo film-concerto del 1984 e la sua colonna sonora sono estremamente importanti perché si tratta del primo film rock realizzato utilizzando tecniche audio interamente digitali e mostrano chiaramente perché questa band spigolosa e intelligente fosse anche così divertente
Johnny Cash: At Folsom Prison (1968)
Il concerto di Johnny Cash alla Folsom State Prison, in California, il 13 gennaio 1968 è uno dei migliori album live di musica country. Cash, i cui successi come “I Walk The Line” e “Ring Of Fire” lo avevano reso un nome familiare, sapeva tutto sulla fragilità umana; la sua empatia con i carcerati ha prodotto una magnifica esibizione dal vivo. Il set includeva la sua hit del 1955 “Folsom Prison Blues” (la canzone agghiacciante su qualcuno che spara a un uomo a Reno “solo per vederlo morire”) e ha anche fornito una versione appassionata della canzone tradizionale “Dark As A Dungeon”. Un capolavoro live crudo e onesto.
Stevie Ray Vaughan : Live alive
Quando si parla di Stevie Ray Vaughan siamo sempre a livelli musicali altissimi e anche questo doppio album live non è da meno. Live Alive, originariamente pubblicato nel 1986, è un doppio album Blues essenziale formato scegliendo il meglio da quattro esibizioni dal vivo di Stevie Ray Vaughan con i Double Trouble. Le esecuzioni furono registrate nel 1985 al Montreux Jazz Festival (16 luglio), all’Austin Opera House (17 e 18 luglio) e al Dallas Starfest (19 luglio). L’incredibile disco dal vivo è pieno di gemme dei primi tre album di SRV, oltre a una grande interpretazione di “Willie The Wimp” con suo fratello Jimmy (che fa anche un’apparizione come ospite in “Love Struck Baby”, “Look At Little Sister”).
Un disco che non può mancare in una collezione di dischi che si rispetti.
Neil Young And Crazy Horse: Live Rust (1979)
Registrato nell’ottobre 1978 al Cow Palace di San Francisco, Live Rust è stato originariamente pubblicato come doppio album e come colonna sonora del film concerto che documenta Rust Never Sleeps di Neil Young. Young non è estraneo alle registrazioni dei concerti, ma Live Rust si colloca facilmente tra i migliori album live che ha realizzato. Young suona abilmente la chitarra e l’armonica mentre snocciola canzoni introspettive come “Sugar Mountain”, “I Am A Child” e “Comes A Time”, poi, mostrando la sua versatilità, passa al pianoforte per offrire una versione inquietante del suo brillante canzone “Dopo la corsa all’oro”. C’è anche una versione sbalorditiva di “Powderfinger”. Un grande musicista catturato al suo apice.
Bob Marley And The Wailers: Live! (1975)
La versione live di “No Woman, No Cry” divenne immediatamente la registrazione definitiva della canzone, tanto da far guadagnare al live di Bob Marley un posto tra i migliori album live. La registrazione divenne anche il primo successo di Bob Marley, raggiungendo il numero 22 nella classifica del Regno Unito quando fu pubblicato come singolo nel 1975. In seguito avrebbe raggiunto il numero 8 nel Regno Unito quando fu ripubblicato dopo la morte di Marley, nel 1981; sebbene non sia mai entrata nelle classifiche negli Stati Uniti, la canzone sarebbe stata successivamente classificata al numero 37 nella classifica delle migliori canzoni di tutti i tempi di Rolling Stone.
Uno degli album trascendenti dell’era pop moderna, Live! è stato registrato il 18 luglio 1975 durante il secondo di due concerti sold-out al Lyceum Ballroom di Londra, e pubblicato nel Regno Unito il 5 dicembre dello stesso anno. La formazione dei The Wailers arrivata a Londra comprendeva la storica sezione ritmica di Aston Barrett (basso) e Carlton Barrett (batteria) insieme ad Al Anderson (chitarra solista), Tyrone Downie (tastiere), Alvin Patterson (percussioni) e la sezione vocale di Rita Marley e Marcia Griffiths (Judy Mowatt ha perso gli spettacoli di Londra).
Live! Include anche versioni particolarmente brillanti di “Trenchtown Rock”, “Burnin’ And Lootin”, “I Shot The Sheriff” e “Get Up, Stand Up”. L’album è una meraviglia spirituale e musicale.
Deep Purple: Made In Japan (1972)
Con questo doppio live si entra direttamente nella leggenda visto che probabilmente si tratta di uno dei dischi più famosi della storia del rock.Le registrazioni di tre concerti tenuti dai Deep purple a Osaka e Tokyo nell’agosto 1972 furono raccolte nel doppio album dal vivo Made In Japan, che cattura la formazione di Ian Gillan (voce), Ritchie Blackmore (chitarra), Jon Lord (organo), Roger Glover (basso) e Ian Paice (batteria) al loro meglio. Ci sono molte canzoni dall’album Machine Head, inclusa la seminale “Smoke On The Water”. L’intero quarto lato è occupato da una versione thrash di 20 minuti di “Space Truckin”.
U2: Under A Blood Red Sky (1983)
Catturando la band all’apice della sua grandezza, Under A Blood Red Sky: Live At Red Rocks merita la reputazione come uno dei concerti seminali nei quasi 50 anni di carriera degli U2. Il concerto, che è stato anche pubblicato come video, è stato registrato nello splendido Red Rocks Amphitheatre in Colorado, nel giugno 1983. Il concerto è avvenuto dopo acquazzoni torrenziali ma nonostante le condizioni non ideali, il cantante Bono e la band (The Edge alla chitarra, Adam Clayton al basso e Larry Mullen alla batteria) riuscirono a mettere in scena una magnifica esibizione di rock dal vivo. In particolare la versione epocale di ‘Sunday Bloody Sunday’ merita da sola il riconoscimento di canzone top. Il filmato di Bono che porta una bandiera bianca della pace durante la canzone è una delle immagini più iconiche nella storia del rock moderno.
Grateful Dead: Live/Dead (1969)
I Grateful Dead erano una delle band itineranti più popolari degli anni ’60 e il loro doppio album dal vivo del 1969 mostra il perché. Live/Dead “è stata la nostra prima registrazione dal vivo e rimane uno dei nostri album più amati”, ha dichiarato il batterista Bill Kreutzman. Oltre alle emozionanti versioni delle canzoni dei Dead, tra cui “Feedback”, c’è anche una commovente cover blues del classico “Death Don’t Have No Mercy” del reverendo Gary Davis, in cui Jerry Garcia canta con dolente eleganza. L’artwork per l’album è stato creato da Robert Donovan Thomas.
Led Zeppelin: The Song Remains The Same (1976)
Tre anni dopo che i nastri dal vivo erano stati registrati al Madison Square Garden durante il tour da record dei Led Zeppelin del 1973, il chitarrista Jimmy Page andò in studio per mixare le canzoni da pubblicare come The Song Remains The Same. L’album è stato pubblicato insieme a un film del concerto. In questo live la band ha potenziato le versioni di “Rock And Roll”, “Heartbreaker” e “Whole Lotta Love”, e c’è una versione di 29 minuti di “Dazed And Confused” che mette in mostra l’abilità di John Bonham come percussionista. C’è anche una bella versione di “Stairway To Heaven”, Page and Plant, che rimane una delle più grandi opere del rock del XX secolo.
Queen Live killers
Live Killers alla sua uscita arrivò al terzo posto in Gran Bretagna ed al sedicesimo in USA, aggiudicando al gruppo il disco d’Oro in madre patria e di là dell’oceano. Disco grezzo e potente registrato durante il tour Europeo del 1979 svoltosi tra Gennaio e Marzo. Live killer restituisce l’immagine dei Queen nel loro momento di massima carica energetica e di grande creatività. Un live perfetto per comprendere il sound delle origini della band di Brian May e soci.
AC/DC If you want Blood you’ve got it
Questo disco è un must per coloro che non hanno mai visto gli AC/DC dal vivo con Bon Scott alla voce. I primi fan della band (stiamo parlando prima di Highway to Hell) pubblicizzano spesso questo disco per il suo suono grezzo e distante da quello che caratterizza le produzioni con Brian Jones alla voce. “Whole Lotta Rosie”, “Let There Be Rock” vee il sottovalutato “Hell Ain’t a Bad Place to Be” sono solo alcuni dei brani che rendono unico questo live.
Ramones It’s alive
I primi Ramones al loro meglio. Registrato alla fine del 1977 a Londra, questo è un album dal vivo essenziale per ogni fan del punk. Gli spettacoli dei Ramones erano pieni di energia e diretti. Tutto quanto veniva suonato era fondamentale, niente era un semplice riempitivo, specialmente quando si trattava della formazione classica di Joey, Johnny, Tommy e Dee Dee. Tutti i primi classici sono in questo live, inclusi “Rockaway Beach”, “Blitzkrieg Bop” e “Teenage Lobotomy”.
George Harrison Concert for Bangladesh
“Un album da suonare ogni volta che la vostra fede nel potere della musica inizia a vacillare”, così descrisse questo disco Tom Moon. Si tratta di un live che, al di là della qualità musicale espressa, ha grande importanza perché dimostra come si possano ottenere grandi risultati in termini di solidarietà usando la musica. Per l’impegno enorme profuso per l’organizzazione e per la sua presenza in scaletta Concerto for Bangladesh viene spesso identificato come il quarto album di George Harrison. In realtà al concerto parteciparono, fra gli altri, Ringo Starr, Bob Dylan, Eric Clapton, Leon Russel.
Questa lista non è sicuramente esaustiva ma speriamo che serva come stimolo per ascoltare o ri ascoltare dei dischi sicuramente importanti.
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