Last Updated on 7 Aprile 2026 by Massimo M.
Oggi ci occupiamo di Thick as a brick dei Jethro tull.
Un boccone prelibato per il collezionista di dischi appassionato di rock e delle cover particolari e curiose.
Quinto album registrato in studio dai Jethro Tull, Thick as a brick viene pubblicato nel 1972 dall’etichetta Chrysalis con numero di catalogo CHR 1003. Thick as a brick è universalmente riconosciuto come il primo album decisamente progressive partorito da Ian Anderson e soci e altrettanto universalmente viene considerato come uno dei momenti più alti
della carriera della band.
Per il collezionista di vinili, questo disco rappresenta un “sacro graal”, non solo per la musica, ma per una delle copertine più audaci e complesse mai concepite.
Questo disco è un perfetto esempio del particolarissimo approccio del gruppo al rock progressivo. Infatti l’idea stessa di concept album, cara a molta della produzione progressive, viene in questo disco portata all’estremo probabilmente, anzi sicuramente, con intento ironico.
L’idea di partenza
Dopo il successo planetario di Aqualung (1971), la critica aveva etichettato i Jethro Tull come una band “concept”. Ian Anderson, infastidito da questa definizione che riteneva pretenziosa, decise di dare al pubblico e alla critica ciò che volevano, ma in modo iperbolico e satirico.
Se i giganti del tempo come gli Emerson, Lake & Palmer (Tarkus) o i King Crimson (Lizard) esploravano suite complesse, Anderson decise di spingersi oltre: un intero album composto da un’unica, monumentale traccia, divisa solo dal limite fisico del vinile tra Lato A e Lato B.
Il Mito di Gerald Bostock: Il Bambino Prodigio che non è mai esistito
Tutta l’idea che sorregge la storia narrata in Thick as a brick è inventata di sana pianta da Ian Anderson e soci.
I testi furono presentati come frutto del lavoro di un bambino particolarmente dotato, tale Gerald Bostock, che, si raccontava all’epoca, aveva vinto un concorso di poesia presentando il testo di Thick as a Brick, per poi venire eliminato dalla competizione per aver detto una parolaccia in diretta. Bostock è quindi una specie di alter ego dello stesso Ian Anderson che se ne serve per architettare tutta la mitologia che sta dietro a questo album.
I testi, densi di metafore sulla crescita, la società britannica e l’ipocrisia adulta, sono tra i più profondi della discografia della band. L’uso di uno pseudonimo permise ad Anderson di giocare con la narrazione, creando un universo narrativo che i fan dell’epoca credettero reale per mesi.
La copertina di thick as brick
Come abbiamo spesso evidenziato, le copertine dei dischi sono spesso degli elementi essenziali che completano e integrano il lavoro di composizione musicale e di scrittura dei testi compiuti dall’artista. Ecco perché riveste una grande importanza anche al fine di valutare il valore di un vinile.
Tutto ciò è particolarmente vero nel caso di Thick as a brick.
Grazie al potere contrattuale ottenuto con le vendite di Aqualung, la band riuscì ad imporre alla Chrysalis una produzione costosissima.
Lo St. Cleve Chronicle
La copertina originale non è un semplice cartonato, ma un quotidiano di 12 pagine interamente sfogliabile, il St. Cleve Chronicle and Linwell Advertiser.
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Contenuto: Articoli surreali, annunci di nascita e morte falsi, recensioni dell’album stesso e persino un cruciverba risolvibile.
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Curiosità: La band ha dichiarato che la stesura dei testi del giornale richiese molto più tempo della composizione della musica.
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Valore per il collezionista: Trovare una prima stampa del 1972 con il quotidiano intatto, senza strappi o ingiallimenti eccessivi, è estremamente difficile. Le edizioni successive (spesso a busta singola) perdono gran parte del fascino e del valore economico.
Nota per il collezionista: Controllate sempre che sia presente il “punto di colla” originale o che le pagine interne non siano state rimosse. Una copia NM (Near Mint) della prima stampa inglese può raggiungere cifre considerevoli sul mercato del collezionismo.
Edizioni Speciali da non perdere
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25th Anniversary Edition (1997): Include una versione live di 10 minuti registrata al Madison Square Garden nel 1978 e un’interessante intervista a Anderson, Barre e Hammond.
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40th Anniversary (Steven Wilson Remix): Un pezzo fondamentale per gli audiofili. Il genio dei Porcupine Tree, Steven Wilson, ha ripulito i nastri originali offrendo una profondità sonora mai sentita prima, disponibile in CD/DVD e vinile audiophile.
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Il Sequel (2012): Ian Anderson ha pubblicato Thick as a Brick 2, che esplora le diverse strade che la vita di Gerald Bostock avrebbe potuto prendere da adulto.
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[…] disco anche per i Jethro Tull che con Thick As A Brick producono il primo loro album considerabile progressive. […]
[…] conquisterà diversi dischi d’oro e di platino, lasciandosi dietro pezzi da novanta come Thick As A Brick dei Jethro Tull e Machine Head dei Deep Purple, tanto per fare un […]
@4min, thanks so much for the post.Really thank you! Great.