Last Updated on 27 Gennaio 2026 by Massimo M.
Ram di Paul e Linda McCartney, pubblicato nel 1971, è il terzo disco nella discografia solista di McCartney.
Ram è anche l’unico disco pubblicato insieme a Linda prima della formazione dei Wings.
Sebbene Paul McCartney abbia avuto, secondo qualsiasi parametro si prenda in considerazione, la migliore carriera post-Beatles di tutti i suoi ex compagni di band, spesso ha frustrato sia i fan che i critici con la sua costante oscillazione tra l’artistico, l’avanguardia e i successi pop ben rifiniti.
Con Ram però riesce a raggiungere il giusto equilibrio tra questi estremi artistici.
L’album è molto più ben considerato oggi rispetto alla sua uscita avvenuta nella primavera del 1971, appena un anno dopo lo scioglimento ufficiale dei Beatles e l’uscita simultanea del suo album di debutto da solista intitolato McCartney.
Ci sono alcune ragioni per cui questo album è stato per un po’ di tempo non debitamente considerato e non ben inquadrato nella discografia di Paul McCartney.
La principale è che McCartney in quel periodo sfornava nuova musica ad un ritmo infernale. Basti pensare che tra il 1971 e il 1973, ha pubblicato quattro album, più singoli non appartenenti ad album specifici e la colonna sonora del film Live and let die ( Vivi e lascia morire).
Oltretutto questa nuova musica fu pubblicata con nomi diversi, da “Paul McCartney” a “Paul & Linda McCartney” (usato solo per Ram) a “Paul McCartney & Wings” fino semplicemente a “Wings”.
Un po come è accaduto a George Harrison che appena uscito dai Beatles pubblica un triplo album , anche per Paul McCartney sembra ci sia l’urgenza di mostrare al mondo tutto quello che, stando dentro i Beatles, non era stato possibile pubblicare.
Sin dal Magical Mystery Tour Paul aveva dimostrato di saper essere totalmente indipendente, di pensare fuori dagli schemi del sistema per seguire la sua visione autonoma e talvolta incosciente.
Ovviamente quindi dopo la fine dei Beatles non stupisce la sua tendenza all’one man band.
McCartney, il primo album pubblicato nel 1971, fu registrato tra le mura domestiche, nella sua fattoria scozzese, quasi tutto da Paul in piena autonomia eccezion fatta per una minima collaborazione da parte della moglie Linda. Questa artigianalità fa sembrare il disco un lavoro completato solo a metà, non rifinito e con delle canzoni non all’altezza di quelle dei precedenti album di McCartney con i Beatles
Con Ram McCartney sembra aver metabolizzato i punti deboli del disco precedente. Pur avendo sonorità simili in alcuni punti, Ram ha invece sicuramente un’atmosfera da studio più nitida, cosa che appare nitidamente, per esempio, nel medley “Uncle Albert/Admiral Halsey”.
Questo strano medley, che combina due soggetti, stati d’animo e tempi non correlati, è la prima canzone che suona davvero “finita” nell’album. La produzione grezza, quasi incompiuta, funziona bene per le prime tre canzoni dell’album, ma si esaurisce quando arriviamo a “Dear Boy”.
“Uncle Albert/Admiral Halsey”, ritorna alla ricca produzione che era così importante negli ultimi album dei Beatles, come Abbey Road, e presenta un assolo di flicorno del trombettista Marvin Stamn.
Inoltre, questa è una delle poche canzoni dell’album in cui la voce di Linda non è “trattata” dal punto di vista sonoro e sembra essere alla pari con quella di Paul.
A proposito di Linda McCartney bisogna dire che ha ricevuto molte critiche per le sue capacità vocali nel corso degli anni, ma i suoi contributi a Ram sono più che adeguati nella maggior parte dei casi. L’esempio più nitido è la sua performance vocale in “Long Hair Lady”.
Fatto salvo quanto già scritto, nella maggior parte delle canzoni la sua voce è altamente trattata con effetti che rendono evidente che non è sullo stesso piano del suo talentuoso marito.
La canzone che da il titolo all’album, “Ram On”, è una ballata guidata dall’ukulele con voci cupe ed effetti sovraincisi su pianoforte, percussioni, voci e vari strumenti a corda. La canzone dà un “significato” lunatico alla canzone e all’album.
L’inizio ha uno strano esercizio al pianoforte, istruzioni per la sala sonora e una falsa partenza, senza dubbio lasciata qui per motivi d’avanguardia, ma alla fine si dibatte con una rapida dissolvenza in chiusura proprio quando inizia a diventare divertente
Il primo lato termina con “Smile Away”, che potrebbe essere un cenno nostalgico ai semplici, primi brani dei Beatles, ma avrebbe funzionato meglio come canzone rigorosamente dal vivo.
La seconda parte dell’album contiene alcune delle canzoni più interessanti.
“Heart of the Country” è una canzone casalinga, country, molto simile a “Rocky Raccoon” del passato mentre invece “Sally G” appare proiettata qualche anno nel futuro.
“Monkberry Moon Delight” e “Long Hair Lady” sono entrambe fantastiche nella loro unicità: una è un massacro urlante sopra un riff di pianoforte trascinante che passa a parti diverse e interessanti, l’altra è una mini-suite che alterna senza soluzione di continuità tra la psichedelia lunatica a un melodia bluegrass.
L’album si conclude con “Back Seat of My Car”, una bella ballata classicamente alla McCartney, un brano proposto ai Beatles durante la lavorazione di Get back!. È teatrale e romantico, quasi malinconico, ed è anche un inno di solidarietà per Paul e Linda, dedicati al proprio mondo e ai propri desideri, non importa quale critica piova su di loro, con il testo ripetuto con aria di sfida; “…crediamo di non poter sbagliare…”.
Forse il brano più convincente dell’album è quello che lo apre, “Too Many People”. Con un bel riff acustico decrescente, accentuato da un’eccellente riff elettrico del chitarrista Hugh McCracken e del basso Rickenbacker di Paul. È sapientemente affinato e tuttavia ha un aspetto grezzo, inoltre c’è molto folklore che circonda questa canzone.
All’epoca John Lennon offese per alcuni dei testi di questa canzone, il che ha portato alla sua replica in una canzone del suo album Imagine uscito più tardi nel 1971. McCartney più tardi ha ammesso di aver avuto in mente Lennon quando ha scritto il verso”.…too many people, preaching practices…”, ma alcuni hanno ipotizzato che si trattasse in realtà di un qualcosa di diverso e più profondo. Questo perché pensano che la frase di chiusura; “…she’s waiting for me…” sia in realtà riferita a Yoko Ono e alla sua presunta fascinazione per Paul, prima di essere coinvolta con John.
Chissà…
Alla sua uscita Ram ottenne ottimi risultati di vendita ma la critica vi si scagliò contro, principalmente perché McCartney era stato individuato come il colpevole dello scioglimento dei Beatles. In tempi più recenti si è chiaramente capito che non è così e quindi è partito un certo revisionismo nei confronti dell’artista e anche nei confronti di questo specifico disco.
Non si tratta certo di un capolavoro ma pur nel suo essere eccessivo, carico, stracolmo di intuizioni e idee espresse anche all’interno di uno stesso brano, questo disco ci offre una rappresentazione fedele e variegata della personalità artistica di Macca.
Ram fu ristampato per la prima volta in formato CD nel 1987.
Successivamente nel 1993, è stato riedito in versione rimasterizzata come parte della serie “The Paul McCartney Collection”. Questa versione contiene le tracce bonus “Another Day” e “Oh Woman, Oh Why”.
Sempre del 1993 è la pubblicazione di un’edizione per audiofili curata
dall’ingegnere del suono Steve Hoffman.
Nel 2012 nella versione deluxe di Ram nella collana di ristampe “The Paul McCartney Archive Collection” viene reso disponibile anche il missaggio mono del disco.
Tracklist di Ram versione del 1971
Lato A
Too Many People – 4:10 (Paul McCartney)
3 Legs – 2:48 (Paul McCartney)
Ram On – 2:28 (Paul McCartney)
Dear Boy – 2:13
Uncle Albert/Admiral Halsey – 4:55
Smile Away – 3:53 (Paul McCartney)
Lato B
Heart of the Country – 2:22
Monkberry Moon Delight – 5:22
Eat at Home – 3:20
Long Haired Lady – 6:05
Ram On (reprise) – 0:55 (Paul McCartney)
The Back Seat of My Car – 4:28 (Paul McCartney)
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