Master of reality – Black Sabbath

Last Updated on 27 Gennaio 2026 by Massimo M.

Il terzo album dei Black Sabbath, Master of Reality, vede la band costruire sulle fondamenta gettate con la pubblicazione dei loro due album del 1970.

master-of-realityQuello che i Black sabbath fanno con Master of reality è esplorare nuove fusioni di heavy rock n roll.  Il risultato è un album molto influente che è stato anche il disco di maggior successo commerciale del gruppo nella loro cosidetta era classica.

Registrato alla fine del 1969, l’album di debutto del gruppo conteneva una forte dose di temi oscuri, ma fu un successo a sorpresa su entrambe le sponde dell’Atlantico. Per sfruttare questo slancio, i Black Sabbath tornarono in studio appena quattro mesi dopo l’uscita del debutto per registrare Paranoid, che ha spostato l’attenzione dei testi verso i temi del mondo reale. Combinati, questi primi due album hanno alterato il panorama rock consolidando l'”heavy metal” come sottogenere. Dopo l’uscita dei Paranoid, i Black Sabbath lanciarono il loro primo tour negli Stati Uniti.

Viene registrato in tempi più ampi rispetto ai due e cinque giorni rispettivamente destinati ai suoi predecessori: le due session principali si svolgono in una decina di giorni nel febbraio 1971 e altrettanti nell’aprile successivo in uno studio (Island di Londra) dotato di un mixer a 24 tracce invece del solito otto piste. Queste migliorie logistiche e tecniche consentono ai Black Sabbath di sperimentare come mai avevano potuto fare prima e, parallelamente, all’ampliamento della palette sonora, di espandere anche quella tematica.

Introdotta dai ripetuti e amplificati colpi di tosse emessi da Tony Iommi dopo avere aspirato una canna passatagli in studio da Ozzy, Sweet Leaf è uno dei brani più famosi e riusciti della band, un’ode alla marijuana ispirata da uno slogan delle sigarette irlandesi Sweet Afton: “It’s the sweetest leaf that gives you taste”. La canzone si lancia immediatamente in un riff lento, semplice ma potente, intriso di distorsioni e, dopo due versi, la band irrompe in una rapida jam con il bassista Geezer Butler e il batterista Bill Ward che seguono Iommi nel suonare rapidamente prima di tornare al tema principale, che sembra ancora più potente a questo punto.

La fede in senso religioso è l’argomento del brano successivo, uno dei più apprezzati e discussi del repertorio della formazione di Birmingham, After Forever. Butler, cresciuto in una famiglia cattolica, riflette apertamente sull’esistenza dell’anima e della vita dopo la morte, ma i suoi testi sono immersi in atmosfere plumbee, dovute anche all’accordatura un tono sotto della chitarra: una necessità per Iommi, privato da un incidente sul lavoro di alcune falangi della mano sinistra. Quindi, sebbene il pezzo inizi con degli inaspettati accordi maggiori che risuonano come campane a festa, insistendo sul primo, terzo e quinto grado della triade di Sol, sprofonda presto nelle sonorità proto-doom che caratterizzano la band sin dall’esordio.

Il mezzo minuto di “Embryo” è uno strano interludio, che sembra avere origini scozzesi e funge da introduzione al brano successivo “Children of the Grave”. Questa jam, per lo più diretta e pesante, contiene alcuni temi contro la guerra ed è stata citata dal cantante Ozzy Osbourne come la kick ass song del gruppo.

master-of-reality-side bIl secondo lato dell’album presenta alcuni brani meno conosciuti, a partire da “Orchid”, uno strumentale acustico folk finger picked che aggiunge allo stesso tempo un certo carattere reale all’album ed è leggermente surreale nella sua ripetizione ipnotica di schemi.

“Lord of this World” ritorna al doom metal ma con la batteria molto animata di Ward all’inizio e in seguito sguazza attraverso alcuni riff rock blues e lievi jam.

“Solitude” inizia con una chitarra finger picking e una linea di basso di Butler, mentre la voce cupa di Osbourne è quasi folk inglese in versi, rilassato, oscuro e lunatico.

Nella traccia che chiude il disco, Into the void, emergono tutti gli elementi tematici e musicali che la band ha sviluppato in questi primi anni di vita: la fantascienza tanto amata da Butler, l’immancabile Satana opposto agli ideali di pace e amore, la visione cruda e realistica della società contemporanea sono accompagnati da una selva di riff scolpiti nella leggenda, alcuni dei quali abbandonati dopo una manciata di battute, ingegnose variazioni di tempo, ulteriori stimolanti accenni blues e jazz. Osbourne comincia a cantare dopo un minuto e mezzo, e conclude la sua parte invitandoci a “lasciare la Terra a Satana e ai suoi schiavi, al loro futuro nelle tombe”, a “costruire una casa dove l’amore possa rimanere” e augurandoci “pace e felicità ogni giorno”.

Questo brano di chiusura è la quinta pietra miliare di un album di otto tracce il che dovrebbe essere sufficiente a far comprendere la grandezza di un disco che non ha raggiunto la popolarità di Paranoid ma che ha ancora oggi un’immensa influenza.

Certificato doppio disco di platino dopo aver venduto 2 milioni di copie, Master of Reality è stato l’unico album dei Black Sabbath nella Top 10 degli Stati Uniti fino all’anno 2013. Il gruppo ha costruito su questo successo con un tour mondiale nel 1972, prima di prendere finalmente una pausa per lavorare più metodicamente sul loro album successivo.

La copertina dell’album è realizzata in modo semplice, costituita dalle sole scritte Master of Reality in grigio, sotto le parole Black Sabbath in viola, il tutto su sfondo nero. Il titolo dell’album e il nome del gruppo sono scritti a caratteri grossi e con un effetto ondulatorio. La prima edizione in vinile dell’album aveva la copertina apribile contenente un poster della band, e le parole Master of Reality scritte in nero con contorno viola anziché in grigio. Sul retro dell’album sono trascritti i testi delle canzoni. Infine esistono altre varianti della copertina con le scritte verdi e rosse.

Nelle prime edizioni distribuite nel Nord America, diverse canzoni sull’album avevano dei sottotitoli, che identificavano i vari stacchi musicali creando l’impressione che ci fossero più brani di quelli effettivamente presenti. L’intro di After Forever aveva il sottotitolo “The Elegy”, l’outro di Children of the Grave veniva chiamata “The Haunting”, l’intro di Lord of This World era intitolata “Step Up”, e l’intro di Into the Void veniva definita “Deathmask”. Lo stesso trattamento era stato usato sui due precedenti album della band pubblicati in America.

Tracce dell’album

Lato A

Sweet Leaf – 5:02
After Forever – 5:25
Embryo – 0:30 (Iommi)
Children of the Grave – 5:15

Lato B

Orchid – 1:31 (Iommi)
Lord of This World – 5:27
Solitude – 5:02
Into the Void – 6:11

Discografia dei Black Sabbath

 

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