Last Updated on 25 Febbraio 2026 by Massimo M.
Coda ovvero l’Ultimo Capitolo dei Led Zeppelin
Nella storia della musica rock, poche band hanno avuto l’impatto e la longevità artistica dei Led Zeppelin. Tuttavia, tutto ha una fine, e per la leggendaria band britannica, la parola fine è arrivata nel 1982 con l’album Coda.
Pubblicato due anni dopo lo scioglimento ufficiale del gruppo in seguito alla tragica morte del batterista John Bonham, Coda rappresenta una sorta di ultimo lascito, una raccolta di materiale inedito che getta luce su lati meno esplorati della loro carriera.
Il contesto in cui viene prodotto Coda
Dopo la morte di John Bonham nel settembre 1980, i restanti membri dei Led Zeppelin, Jimmy Page, Robert Plant e John Paul Jones, decisero di sciogliere la band.
Era chiaro a tutti che i Led Zeppelin non potevano continuare senza il loro batterista, considerato non solo una colonna portante del loro sound, ma anche un amico insostituibile.
Tuttavia, i contratti discografici della band richiedevano un altro album. Piuttosto che pubblicare un disco dal vivo o un greatest hits, Page e compagni scelsero di mettere insieme un’antologia di tracce inedite registrate nel corso degli anni, che per vari motivi non erano state incluse nei precedenti album.
Così nacque Coda, un titolo emblematico che richiama il termine musicale per indicare una conclusione.
Il contenuto musicale di Coda
Con otto tracce, Coda offre uno sguardo eterogeneo sul lavoro dei Led Zeppelin, attraversando diversi periodi della loro carriera. La raccolta, sebbene breve, riesce a evidenziare la varietà e la versatilità della band.
1. “We’re Gonna Groove”
Apre l’album con energia travolgente. Registrata nel gennaio 1970 durante le prove per i concerti alla Royal Albert Hall, la canzone è un brano di soul rock che mescola riff potenti di chitarra e la voce dinamica di Robert Plant. È una testimonianza della capacità dei Led Zeppelin di reinterpretare il rhythm and blues in chiave moderna.
2. “Poor Tom”
Questo brano risale alle sessioni di Led Zeppelin III del 1970. Caratterizzato da una linea di chitarra acustica in fingerpicking e da un groove rilassato di Bonham, Poor Tom è una gemma folk-blues che mostra il lato più intimo e tradizionale della band.
3. “I Can’t Quit You Baby”
Una registrazione dal vivo durante una prova sonora del 1969, questo blues tradizionale è una versione grezza ma potente di un classico di Willie Dixon. Il brano esemplifica l’amore della band per il blues, che ha sempre influenzato il loro sound.
4. “Walter’s Walk”
Un brano inedito delle sessioni di Houses of the Holy del 1972. La traccia mescola riff complessi e un ritmo martellante, anticipando alcune delle sonorità più pesanti di Physical Graffiti.
5. “Ozone Baby”
Registrata durante le sessioni di In Through the Out Door del 1978, questa canzone presenta un’atmosfera più leggera e giocosa rispetto al tono spesso epico dei Led Zeppelin. È un perfetto esempio delle esplorazioni sonore della band negli anni ’70.
6. “Darlene”
Anche questa proveniente dalle sessioni di In Through the Out Door, Darlene combina un piano martellante di John Paul Jones con il ritmo coinvolgente di Bonham, creando un rock’n’roll vivace e pieno di energia.
7. “Bonzo’s Montreux”
Un assolo di batteria strumentale registrato da John Bonham e Jimmy Page nel 1976. Questo brano mette in mostra il virtuosismo e l’inventiva di Bonham, con l’aggiunta di effetti elettronici che lo rendono unico nel catalogo dei Led Zeppelin.
8. “Wearing and Tearing”
Una delle tracce più energiche dell’album, registrata nel 1978 ma mai pubblicata fino a Coda, Wearing and Tearing è una dichiarazione d’intenti: un mix esplosivo di hard rock e punk, che dimostra come i Led Zeppelin fossero in grado di adattarsi ai suoni emergenti dell’epoca.
La ricezione critica
Alla sua uscita, Coda ricevette recensioni contrastanti. Molti critici consideravano l’album una pubblicazione “minore”, un semplice adempimento contrattuale privo dell’ispirazione che caratterizzava i lavori precedenti. Tuttavia, con il passare degli anni, l’album ha acquisito una rivalutazione più positiva.
Da un lato, è vero che Coda non offre un’esperienza coesa come i grandi capolavori della band, come Led Zeppelin IV o Physical Graffiti. Dall’altro, il suo valore risiede nella possibilità di ascoltare lati meno noti del gruppo, arricchendo la comprensione del loro percorso artistico. I fan più accaniti hanno apprezzato il modo in cui l’album riesce a catturare momenti grezzi ma autentici della carriera della band.
Il significato di Coda
Coda non è un album concepito con l’intento di ridefinire la musica rock o di raggiungere le vette artistiche dei capolavori passati. Piuttosto, è una sorta di retrospettiva, un addio che celebra la varietà e il talento dei Led Zeppelin.
Ogni traccia è un pezzo del puzzle che ha contribuito a costruire la leggenda della band.
L’album ha anche, ovviamente, un significato emotivo: è un omaggio a John Bonham. Tracce come *Bonzo’s Montreux* mettono in risalto il contributo ineguagliabile del batterista al sound dei Led Zeppelin, ricordando ai fan il vuoto lasciato dalla sua scomparsa.
Coda è, in definitiva, un album che chiede di essere ascoltato con una mente aperta e un cuore nostalgico.
Sebbene non abbia l’impatto rivoluzionario dei lavori precedenti, offre uno sguardo prezioso su un lato diverso dei Led Zeppelin, meno epico se vogliamo, ma comunque autentico. È un’ultima opportunità per immergersi nel mondo di una band che ha ridefinito il rock e lasciato un’eredità ineguagliabile.
Per i fan vecchi e nuovi, Coda rappresenta più di una semplice raccolta di inediti. E’ un addio sincero, una celebrazione e un ricordo eterno di ciò che sono stati i Led Zeppelin.
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