Last Updated on 27 Gennaio 2026 by Massimo M.
Come ampiamente risaputo la presenza o meno del codice a barre sulla cover di un LP è uno degli elementi che ci aiutano a collocare temporalmente la stampa della quale siamo in possesso.
E’ quindi importante fare chiarezza, nei limiti del possibile, riguardo a questo elemento.
Breve storia dei codici a barre su dischi in vinile
La storia di questo tipo di codifica è relativamente recente e comincia negli anni ’40, quando l’ingegnere Norman Joseph Woodland progettò la simbologia del codice a barre. Ci sono voluti comunque tre decenni prima di iniziare a vedere ciò che oggi è di uso comune cioè i codici a barre su tutti i prodotti disponibili in commercio.
E’ del 1974 il primo oggetto con codice a barre ad essere scansionato, precisamente si trattava di un pacchetto di gomme da masticare, ma ci vollero quasi altri dieci anni prima che l’industria musicale arrivasse ad implementare completamente l’uso dei codici a barre.
Codici a barre sugli LP
Fu negli Stati Uniti che i primi LP furono venduti con codici a barre. Secondo alcuni, anche se non è certo, Armed forces di Elvis Costello, pubblicato nel 1979, è stato il primo LP ad uscire con questo tipo di codifica. In breve tempo un sempre maggior numero di case discografiche si uni alla rivoluzione dei codici a barre e da allora in poi codificarono a barre le uscite dei loro album. Alcune etichette, come per esempio la CBS, applicarono i codici addirittura a ritroso andando ad aggiungerli alla maggior parte dei loro album che erano ancora in stampa.
In base a quanto abbiamo visto fino ad ora si può arguire che per gli album stampati prima del 1979 non avranno il codice a barre sulla copertina e questo elemento ci aiuta a datare la stampa del disco di cui siamo in possesso. Se, per esempio, possiedi una stampa di Wish you were here dei Pink Floyd senza il codice stampato sulla cover sei sicuro di avere un vinile prodotto negli anni settanta. Non è detto che sia una prima stampa ovviamente, ma comunque vale la pena di controllare.
Per saperne di più su come riconoscere una prima stampa puoi consultare la guida specifica.
Codici a barre sui 45 giri
Questi codici sono utilizzati naturalmente anche per i dischi a 45 giri.
La CBS ha anche introdotto il codice a barre sull’etichetta 45 giri (formato vinile) all’inizio del 1983 con Separate Ways (Worlds Apart) di Journey.
All’inizio era un’eccezione, ma verso la fine del 1983 le stampe CBS a 45 giri avevano codici a barre sul design dell’etichetta.
Le etichette WEA hanno aggiunto codici a barre diversi anni dopo, così come le etichette PolyGram.
A&M non aveva un codice a barre sull’etichetta fino al 1990. Alcune case discografiche come MCA e RCA/BMG non hanno avuto codici a barre sui 45 fino a buona parte degli anni ’90.
Benchè questa sia una storia del codice a barre sulle copertine dei vinili, sarebbe interessante leggere un articolo in cui si spiega come interpretare i codici che si trovano accanto al codice a barre come nell’esempio riportato all’inizio di questo articolo e lo stesso dicasi per i dati riportati sull’etichetta e quelli impressi sul vinile subito dopo l’ultima traccia.
Grazie
Salve, la ringrazio per i suggerimenti ma, in gran parte, si tratta di argomenti già trattati sul sito. Per quanto riguarda infatti i dati riportati direttamente sul vinile dopo l’ultima traccia, l’area di run out, ne abbiamo parlato qui https://www.mybestreviews.net/come-riconoscere-le-stampe-originali-dei-dischi-in-vinile/ (Numero di catalogo e matrice della stampa originale, La matrice o matrix number, come si legge la matrice). Relativamente ai numeri di catalogo, presenti sia sulla cover sia sull’etichetta del vinile, abbiamo pubblicato un articolo specifico https://www.mybestreviews.net/cosa-sono-e-a-cosa-servono-i-numeri-di-catalogo-dei-dischi-in-vinile/.