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Stand up – Jethro tull

Last Updated on 27 Gennaio 2026 by Massimo M.

Nell’Aprile del 1969 i Jethro tull pubblicano Stand Up, il loro secondo disco.

stand up coverStand up, messo un pò in ombra dai successivi successivi capolavori Aqualung e Thick as a brick, è in realtà un disco fondamentale per comprendere pienamente il processo evolutivo della musica della band di Ian Anderson.

Oltre a contenere alcune composizioni di straordinaria bellezza, al punto di essere ancora eseguite durante i loro live show, questo album include innovazioni stilistiche di grandissimo interesse.

Il salto di qualità rispetto al precedente This was è senz’altro anche merito dell’apporto dato al lavoro dei Jethro tull del nuovo chitarrista Martin Barre, subentrato al posto di Mick Abrahams.

In Stand Up la band abbandona il mix di rock, jazz e blues che aveva caratterizzato il sound degli esordi, cominciando a produrre musica maggiormente melodica e che comincia a strizzare l’occhio al progressive folk. Questa fu una scelta talmente apprezzata dal pubblico che l’album raggiunse il primo posto nelle classifiche di vendita britanniche.

Altra caratteristica tipica dei Jethro tull è l’utilizzo di strumenti inusuali nell’ambito del rock rappresenta un’ulteriore fondamentale chiave di lettura per comprendere il successo di questo lavoro. Oltre all’ormai leggendario flauto traverso, vera tratto caratteristico di questa band, troviamo la balalaika, gli archi, il mandolino e l’organo Hammond.

I brani passano dalla classica ballata al rock più incisivo, avendo come comune denominatore l’accuratezza quasi maniacale negli arrangiamenti e nelle liriche, caratteristica che accompagnerà quasi tutta la produzione della band di Ian Anderson.

Un disco caratterizzato quindi da una grande creatività dove atmosfere di sapore folk, Fat Man, si alternano ad altre più decisamente rock e dove il lirismo e la pacatezza vengono spezzate da improvvise accelerazioni ritmiche. Testimonianza chiara della trasformazione prog sono i brani come Jeffrey Goes To Leicester Square e Reasons For Waiting, dove troviamo addirittura una sezione d’archi, arrangiata dall’ottimo all’epoca David Palmer, e anche una delle parti vocali più belle dell’album, evocativa e di grande respiro.

E dove non arriva l’inventiva di Ian Anderson, che firma non a caso nove su dieci dei brani presenti nell’album, si va pescare nel repertorio della musica classica.

Ed ecco quindi sbucare tra i titoli un nome curioso Bourée, il mio brano preferito dell’album. Dal 1700 ai giorni nostri ha perso una erre, ma è proprio lei, la Bourrée dalla Suite per liuto BWV 996 di Johann Sebastian Bach, di regola suonata per chitarra, visto che il liuto ce l’hanno solo Branduardi e pochi altri privilegiati. In questo brano i Jethro Tull rispettano l’originale senza scopiazzarlo comportandosi da jazzisti utilizzando il bellissimo inciso come base da cui lanciarsi in fantasiose e intelligenti variazioni che vedono folleggiare il flauto di Anderson, qui davvero magico. Il ritorno al tema di Bach avviene quando ormai se n’era persa ogni traccia ed è proprio qui il bello delle variazioni ed è sempre qui che si tocca con mano la capacità di questi musicisti.

stand up internalCome a quei tempi accadeva anche la cover fu studiata in maniera estremamente accurata. Il lavoro di design per questo album inizió con una visita a New Haven, avvenuta nel Febbraio del 1969, durante la quale la band incontrò un intagliatore del legno, James Grashow, che successivamente seguì i Jethro Tull per una settimana al fine di poterli rappresentare graficamente. La copertina è infatti la riproduzione di una xilografia di Grashow e fu progettata originariamente per essere aperta come fosse un libro per bambini. All’interno del gatefold vi era un’ulteriore riproduzione della band riprodotta sotto forma di pop-up in modo che la band potesse così virtualmente alzarsi in piedi, evocando così il titolo dell’album.

Qualcuno, pensando subito a delle improbabili allusioni criptiche, si è accorto che dalle mani intrecciate stand up handssulle ginocchia di Ian Anderson spunta un sesto mignolo. In realtà non c’era nessuna allusione criptica ma si tratta di un semplice errore del disegnatore.

 

 

stand up handsD’altronde agli inizi della loro carriera i Jethro Tull ebbero spesso a che fare con errori di questo tipo visto che, ad esempio,  il loro primo singolo fu pubblicato a nome Jethro Toe e che il terzo recava la firma di un certo Ian Henderson.

 

 

 

Stand up è un disco da avere in collezione non solo per i fan dei Jethro tull ma anche per tutti gli appassionati di buona musica.

 

Track list dell’album

A New Day Yesterday – 4:10
Jeffrey Goes to Leicester Square – 2:12
Bourée – Johann Sebastian Bach, Ian Anderson – 3:46
Back to the Family – 3:48
Look Into the Sun – 4:20
Nothing Is Easy – 4:25
Fat Man – 2:52
We Used to Know – 3:59
Reasons for Waiting – 4:05
For a Thousand Mothers – 4:13

Nel 2001 Stand up viene ripubblicato con una serie di bonus tracks:

Living in the Past – 3:20
Driving Song – 2:39
Sweet Dream – 4:02
17 – 3:07

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