Last Updated on 27 Gennaio 2026 by Massimo M.
Il quarto disco registrato in studio dai Blondie, Eat to the beat, è l’ennesimo passo avanti fatto dalla band sulla strada della propria evoluzione stilistica.
Nel 1979 Debbie Harry, Chris Stein e co. avevano realizzato il loro vero potenziale. Abbandonando il rock puro per una tavolozza di sonorità più diversificata, la band voleva afferrare e fare proprio qualsiasi stile di passaggio, l’importante è che fosse difinibile come “pop”. Con queste intenzioni realizzano quindi Eat To The Beat che emula e amplia la formula utilizzata per il precedente Parallel Lines. Quest’ultimo, sia detto per inciso, era già diventato disco di platino.
Parallel Lines aveva infatti scalato le classifiche, raggiungendo il numero 1 nel Regno Unito e la Top 10 negli Stati Uniti grazie all’appeal del singolo “Heart of Glass”, e piazzandosi al numero 1 praticamente in tutto il pianeta.
Dietro a tutto il progetto c’era, ancora una volta, il genio del produttore Mike Chapman il quale aveva trovato nei Blondie un gruppo musicale in grado di superare il successo delle band da lui sponsorizzate durante gli anni settanta come SUzie Quatro o Smockie. Fral’altro Chapman produrrà sempre nel 1979 un altro hit mondiale, My Sharona degli Knack.
C’erano quindi tutte le premesse per produrre un nuovo successo così, quando i sei membri dei Blondie, guidati dalla cantante Debbie Harry, entrarono nello studio di registrazione a New York City seguirono il modello di Parallel lines. Ciò significava un po ‘di New Wave, un po’ di pop, un po di punk, tanto per non rinnegare del tutto le proprie radici, e, memori del successo di Heart of glass, un po di ritmo da discoteca. Furbi? Opportunisti? In ogni caso ottimi professionisti perchè il prodotto finale è di ottima fattura.
Debbie Harry, coautrice di otto delle canzoni del nuovo album, era stata pesantemente messa sotto i riflettori dopo il successo di Parallel Lines. Era diventata il punto focale del gruppo fino ad essere spesso individuata come un artista solista di nome Blondie. Questo avrebbe potuto mettere in crisi le dinamiche interne del gruppo ma questo non accadde anzi. Quando si riunirono in studio per comporre Eat to the Beat tutti e sei i membri contribuirono, in un modo o nell’altro, alle canzoni dell’album tutti determinati, Mike Chapman compreso, a non riposare sugli allori di Parallel Lines.
Eat to the Beat sembra un follow-up, ma non è un sequel. É il passo successivo nella loro evoluzione. Un piccolo passo apparentemente, ma parte integrante della storia dei Blondie e della storia personale della Harry la quale iniziò anche ad assumere un maggiore controllo, definendo per tutti una visione dell’album che includeva un mix di canzoni pop, punk, disco, New Wave e persino R & B.
Il risultato è uno dei miglior album dei Blondie, trainato dal singolo principale “Dreaming”, che rapidamente si piazzò nella Top 40. Dreaming è anche il primo brano dell’album, seguito da due delle sue migliori canzoni, “The Hardest part” e ” Union City Blue “.
Il brano che caratterizza Eat to the beat si trova però nel lato B. Si tratta di “Atomic”nel quale si mescolano pop, New Wave e disco, con una linea di chitarra in stile western suonata da un Chris Stein in grande spolvero. In Atomic è pregevole anche la prova canora di Debbie Harry che dimostra, grazie a un’esibizione forte e sicura, quanto lontano lei e la band fossero arrivate dal debutto omonimo del 1976.
Va notato che comunque, nonostante la buona qualità della canzone, ai Blondie non riusci di bissare il successo planetario dei Heart of glass. Comunque Atomic conquistò n. 1 nel Regno Unito, entrò nella Top 40 in USA, fermandosi però alla trentanovesima posizione. Similmente anche le vendite dell’album andarono molto bene in Europa ma nonbenissimo negli States.
Comunque sia fu un trionfo per la band, il cui approccio melting pot alla musica li rese uno gruppi più avventurosi dell’epoca.
E non si fermeranno qui, infatti l’anno successivo comporranno la più grande canzone della loro carriera “Call Me”, colonna sonora del film “american gigolò” che rimase al numero 1 per otto settimane. Ma di questo parleremo in un prossimo articolo.
É vero che la mescolanza dei generi musicali è cominciata molto prima di Parallel Lines e Eat to the Beat ma è innegabile che questi due album abbiano spianato la strada a molti artisti degli anni ottanta. La loro influenza, ancora oggi, guida la carriera di chiunque rifiuti di essere incasellato e limitato nell’espressione della propria musica.
Tracks list
Dreaming 3:02
The Hardest Part 3:37
Union City Blue 3:19
Shayla 3:51
Eat To The Beat 2:35
Accidents Never Happen 4:10
Die Young Stay Pretty 3:27
Slow Motion 3:25
Atomic 4:35
Sound-A-Sleep 4:12
Victor 3:19
Living In The Real World 2:38
Nel 2001 è stata pubblicata una ristampa con alcune tracce bonus
13 Die Young Stay Pretty (Live BBC 12/31/79) 3:27
14 Seven Rooms Of Gloom (Live BBC 12/31/79) 2:48
15 Heroes (Live) 6:19
16 Ring Of Fire (Live) 3:30
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