Last Updated on 27 Gennaio 2026 by Massimo M.
The soft parade, pubblicato nel 1969, è il quarto album pubblicato dai Doors.
Il 1969 fu un anno tumultuoso per i Doors. Il fatto pricipale che, probabilmente, procurò più di un mal di testa ai componenti della band e al management, avvenne a Miami a Marzo di quell’anno, quando Jim Morrison fu arrestato per essersi “esposto” durante un concerto. In conseguenza di questo molti promoters si affrettarono a cancellare i concerti che erano già stati pianificati.
Paradossalmente quindi la band, che era già stata consacrata come una delle miglior pop / rock internazionali all’inizio dell’anno e che era riuscita a fare il tutto esaurito in locali come il Madison Square Garden di New York, si ritrovò a lottare per ottenere concerti.
Inoltre i problemi con l’alcool di Morrison andavano sempre di più peggiorando creando, al contempo, una pessima atmosfera all’interno del gruppo che, ovviamente, mal digeriva tutto questo.
In mezzo a tutto questo pandemonio ecco che arriva l’idea di fare uscire il quarto album The Soft Parade, che presentò un suono piuttosto diverso dal resto della produzione dei Doors e che, inevitabilmente, dovette affrontare una montagna di critiche. Ma andando a togliere tutta la fuffa che lo circonda e cercando di andare al nocciolo musicale, The Soft Parade è un album diverso, divertente e totalmente unico partorito dalle idee di una grande band americana che siè trovata davanti ad un crocevia musicale.
Le registrazioni dell’album iniziarono nel Novembre del 1968. Da queste prime sessioni uscì un singolo di grande successo che si piazzò nella Top 5 (“Touch Me” / “Wild Child” pubblicato nel Dicembre del 1968). A ben vedere, e anche questo è un qualcosa che non siera mai verificato nella storia dei Doors, più della metà del materiale di The Soft Parade fu pubblicato su singoli prima dell’uscita definitiva dell’album nel luglio 1969.
Altra caratteristica peculiare di The soft parade è che mentre Morrison lottava con l’abuso di sostanze e la vita sregolata, il chitarrista Robby Krieger si fece avanti e scrisse metà del materiale per l’album, inclusi tutti e quattro i singoli.
Inoltre, il produttore Paul Rothchild, fulminato, come Paolo sulla via di Damasco, dalle sonorità di Sgt. Pepper , decise di migliorare il suono del gruppo includendo arrangiamenti di ottoni e archi, il che provocò una vera e propria alzata di scudi da parte dei puristi del rock ma che, in realtà, riusci a creare una fusione molto interessante tra la musica e le liriche di Morrison.
In effetti questo disco, pur coincidendo con un momento realmente problematico per la carriera della band, potrebbe anche essere considerato come l’apice creativo raggiunto da Manzarek e soci. Lo si può meglio intuire andando ad ascoltare alcune recenti pubblicazioni che riguardano registrazioni mai pubblicate effettuate durante la lavorazione di The soft parade.
“Tell All the People” di Krieger è il brano che da il via The Soft Parade e lo fa, per dare subito l’idea di quello che poteva aspettarsi l’ascoltatore, con un’introduzione orchestrale che poi lascia il posto a una piacevole melodia pop. La canzone è molto interessante perchè sembra realizzata senza i Doors se si eccettua un breve assolo di Kreiger. Comunque alla fine Morrison non lasciò dubbi sul suo disprezzo per questa canzone, che fu pubblicata come singolo ma non riuscì a raggiungere la Top 40.
Di ben altro spessore è la seconda traccia. Come il brano che la precede, “Touch Me”, altro brano di Krieger, contiene un’abbondante serie di contributi orchestrali realizzati da Paul Harris. La chiusura del brano, altro elemento decisamente atipico, contiene uno splendido assolo di sax eseguito da Curtis Amy. Touch me fu rilasciato come singolo e raggiunse la terza posizione nella classifica statunitense.
Il resto del primo lato contiene canzoni eseguite solo dai quattro membri dei Doors. “Shaman’s Blues” di Morrison contiene una bella performance vocale e divertenti motivi lirici. Kreiger esegue un riff di chitarra lamentoso e continuativo mentre la batteria di Densmore, che si inventa un ritmo del tutto particolare, mantiene la canzone interessante anche nei suoi momenti “creativi”. Nel suo complesso la canzone risulta essere piuttosto ipnotica e coinvolgente, più in linea con la produzione tradizionale dei Doors.
Il brano seguente, “Do It”, è molto meno potente dal punto di vista dei testi ma sviluppa un appeal decisamente potente grazie al suo groove quasi hard rock.
La vivace e leggera “Easy Ride” ha un ritmo e un’atmosfera quasi da polka, come se fosse una celebrazione di pura gioia. Solo verso la fine, durante la lunga dissolvenza din chiusura, devia leggermente verso una sonorità più orientata al rock.
La seconda facciata si apre con “Wild Child”, che probabilmente è la migliore traccia dell’album, anche se non particolarmente lunga. La sua durata è di circa due minuti e mezzo. Inizia con un riff rock profondo ma presto si trasforma in una melodia slide blues dividendosi in diverse parti inventive caratterizzate dai testi fantastici e filosofici di Morrison. Sul significato esatto di questi testi e su chi sia il protagonista della canzone è stato dibattuto per decenni, passando da Arthur Rimbaud a Gesù Cristo fino allo stesso Morrison. Inutile dire che ad oggi ancora non si sa e, probabilmente, è meglio così.
“Runnin’ Blue” di Kreiger è una sorta di giravolta completa, una delle canzoni dei Doors più strane di sempre. Si tratta di una sapiente fusione di bluegrass e soul con un arrangiamento completo di ottoni e voce co-protagonista di Kreiger durante i ritornelli. La canzone è anche un mini tributo a Otis Redding. Anche questo brano fu pubblicato come singolo ma non entro nella classifica dei dischi più venduti.
Il quarto singolo dall’album, “Wishful Sinful” è stato un piccolo successo nelle classifiche. Gli arrangiamenti orchestrali di questa canzone, leggeri e non ingombranti, sono più raffinati che altrove. La canzone contiene anche la voce perfettamente malinconica di Morrison e un ritmo efficace guidato dal bassista Harvey Brooks che lavora assieme a Densmore per mantenere vivo il nucleo rock di questa canzone.
“The Soft Parade” di Morrison segue lo schema di chiusura degli album dei Doors con un brano dalla lunga durata. Tuttavia, questa traccia è molto diversa dai lavori precedenti. Parte con una introduzione parlata in stile sermone dai toni piuttosto esaltati e poi evolve in sonorità quasi da paese delle meraviglie. Queste sonorità attraversano tutto il brano fino fino a giungere alle parti finali che sono più rock e quasi soul.
Nonostante l’aspra risposta della critica, The Soft Parade raggiunse la posizione 6 nelle classifiche degli album collocandosi così fianco a fianco con qualsiasi altro album in studio del gruppo. Pochi giorni dopo l’uscita dell’album, i Doors registrarono alcuni concerti che sarebbero diventati la base per il loro album dal vivo del 1970 Absolutely Live dove, la loro qualità musicale, viene mostrata nella sua forma migliore.
Nel complesso, The soft parade è un disco decisamente sottovalutato che, secondo me, mostra quanto potessero essere creativi Morrison, Manzarek e soci alla fine degli anni sessanta. É un disco che merita di essere riascoltato con attenzione e rispetto.
Track list di the soft parade edizione del 1969
Lato A
Tell All The People 3:24
Touch Me 3:15
Shaman’s Blues 4:45
Do It 3:01
Easy Ride 2:35
Lato B
Wild Child 2:36
Runnin’ Blue 2:27
Wishful Sinful 2:56
The Soft Parade 8:40
Tracce aggiuntive nella versione di the soft parade pubblicata nel quarantesino anniversario dalla pubblicazione
Who Scared You
Whiskey, Mystics and Men (version 1)
Whiskey, Mystics and Men (version 2)
Push Push
Touch Me (studio dialogue)
Touch Me (take 3)
Lascia un commento