the final cut cover

The final cut – Pink Floyd

Last Updated on 27 Gennaio 2026 by Massimo M.

The final cut : A Requiem for the Post War Dream by Roger Waters

the final cut coverThe final cut è il dodicesimo disco composto “formalmente” dai Pink Floyd. In realtà è un disco quasi del tutto frutto del lavoro di Roger Waters tanto che, per molti tra critici e pubblico, si tratta in realtà del suo primo vero e proprio disco da solista. Questa considerazione prende ulteriormente forza se si considera il fatto che per la sua realizzazione fu utilizzato poco materiale nuovo e molto del materiale scartato durante la produzione di The Wall, che sappiamo essere un parto di Waters.

Quest’ultimo aveva pensato a The final cut come colonna sonora per l’adattamento cinematografico del 1982 di The Wall diretto da Alan Parker, progettando di aggiungere del nuovo materiale per espandere la trama.

Con l’inizio della guerra delle Falkland, ripensò all’intero progetto riscrivendolo come un concept album che denunciasse quello che considerava un tradimento perpetrato nei confronti di suo padre, morto in Italia durante la seconda guerra mondiale.

In generale tutta la lavorazione di The final cut fu caratterizzata da forti contrasti, sopratutto tra Gilmour e Waters. Il primo riteneva che molti dei brani non fossero degni di essere inclusi nel disco (“If these songs weren’t good enough for The Wall, why are they good enough now?”), il secondo accusava Gilmour di non contribuire significativamente alla creazione del disco. Per sua stessa ammissione più volte, confrontandosi con Waters che gli chiedeva se avesse del materiale nuovo per il disco, Gilmour si è dimostrato pigro, senza idee, insomma incline a non collaborare.
Inoltre Gilmour non condivideva il furore politico di Waters che lo portava a scagliarsi contro la classe politica rappresentata in quel momento dalla Thatcher. Gilmour era molto più soft nelle sua posizioni, diciamo che non gliene importava molto.

Nick Mason dice in Inside out, la bella biografia da lui scritta sui Pink Floyd, a proposito del clima che si respirava in studio

Fu un peccato che, prima ancora che mi mettessi a lavorare a The final cut, Roger sentisse la necessità di annunciarmi aggressivamente che, poichè qualsiasi cosa facessi “era solo batteria”, non potevo pretendere ulteriori diritti o crediti per lavori di quel tipo. Un comportamento che mi parve al limite della megalomania, dato che oltretutto non avevo ostacolato in alcun modo i suoi piani

Ovviamente i Pink Floyd erano arrivati al capolinea, sopratutto, ma non solo, a causa della debordante creatività di Waters e del controllo che aveva preso sulla band.

Dopo molto discutere comunque alla fine la vincerà Waters che, fra l’altro, sarà la voce solista di tutti i brani, meno uno nel quale canta con Gilmour e, ovviamente, autore di tutti i testi.
Mason, dal canto suo, contribuì creativamente solo con l’inserimento di effetti sonori.
Richard Wright, allontanato durante la lavorazione a causa dei contrasti con Waters e messo in crisi da uno stato depressivo dal quale non riusciva a uscire, non viene neppure menzionato nei crediti del disco.Wright fu sostituito con Andy Brown e Michael Kamen.

The final cut fu, e viene da dire che mai titolo è stato più profetico, quindi l’album che segnò in maniera profonda la storia dei Pink Floyd, nella loro formazione più celebre e duratura, decretandone di fatto la fine. Infatti circa un paio di anni dopo la pubblicazione di questo disco Roger Waters lasciò la band. Seguiranno anni di battaglie legali e zozzerie varie che ben poco hanno a che fare con la musica e quindi non ci interessano.

Disco difficile e controverso The Final Cut al momento della sua uscita ebbe critiche di vario genere ma, per lo più, favorevoli. Dal punto di vista commerciale fu comunque un successo con oltre tre milioni di copie vendute, arrivando a piazzarsi al primo posto in UK e al sesto in USA.

the final cut rear coverQuindi, come abbiamo visto, The Final Cut è un concept album contro la guerra che esplora ciò che Waters considera come il tradimento perpetrato nei confronti dei militari britannici caduti, come suo padre, sacrificando le loro vite per conquistare una vita migliore nel dopoguerra. Quello che si auspicava è che dopo la guerra nascesse un nuovo mondo molto più pacifico dove i leaders dei vari governi non fossero così ansiosi di risolvere le controversie internazionali utilizzando la guerra.

Come ben sappiamo non è stato così e la guerra delle Falkland, che vide impegnati britannici e Argentini, non fu che uno dei tanti episodi guerreschi che hanno caratterizzato tutta la seconda metà del novecento.

I testi dell’album sono apertamente critici nei confronti della Thatcher, chiamata Maggie per tutto il disco, le cui politiche e decisioni Waters considerava un esempio di questo tradimento.

Terminata la doverosa introduzione passiamo al disco vero e proprio

La traccia che apre l’album, The Post War Dream, inizia con un annuncio registrato che la la nave che sostituirà l’Atlantic Conveyor, una nave persa durante la campagna delle Falkland, sarà costruita in Giappone, penalizzando così l’industria Inglese. Torna prepotente il tema della morte del padre, che qui domina molto più che in The Wall. E torna quel senso di colpa per la sua morte. Esemplari in questo senso le prime frasi

Tell me true, tell me why, was Jesus crucified?
Was it for this that Daddy died?

Il secondo brano, Your Possible Pasts, è una versione riveduta e corretta di una canzone scritta per The Wall e poi non utilizzata.La canzone racconta una volta di più l’impossibilità dei soldati di rifarsi una vita, dopo i demoni della guerra. Contiene uno dei pochi assoli di Gilmour, fra l’altro davvero pregevole.

In One of the Few, che è un’altra canzone non inclusa in The Wall, il maestro di scuola, figura centrale e piuttosto detestabile nella trama di The Wall, viene presentato invece qui come un reduce ritornato alla vita civile che però non riesce a raccontare la propria esperienza a sua moglie e che nel brano seguente, The hero return,  appare profondamente tormentato dalla perdita di uno dei suoi equipaggi.

Con The Gunner’s Dream Waters parla del sogno di un dopo guerra libero dalla tirannia e dalla minaccia del terrorismo. Probabilmente la riflessione fu condizionata anche dal fatto che l’Inghilterra era alle prese con il terrorismo dell’IRA e recentemente a Londra aveva subito il pesantissimo attentato di Hyde park.

La canzone che conclude la prima facciata del del disco è Paranoid Eyes, nella quale Waters descrive la condizione frustrante di chi torna dalla guerra ed è costretto a diventare un uomo normale dopo aver creduto nelle “loro storie di fama, fortuna e gloria” spesso sprofondando nella nebbia dell’alcol.

Il secondo lato di The final cut affronta l’argomento della guerra da varie angolazioni.
Southampton Dock è una sorta di lamento per il ritorno dei soldati diretti verso una probabile morte
In Not Now John Waters si scaglia contro la società che si dimostra colpevolemte ignorante su temi foondamentali come la politica e l’economia.

Get Your Filthy Hands Off My Desert è un piccolo capolavoro di sintesi nel quale si parla dei sentimenti di Waters riguardo alla guerra e all’invasione.

The Fletcher Memorial Home, il titolo racchiude un cenno al padre di Waters, è un ispirato momento di pacifismo nel quale Waters immagina che i potenti della Terra vengano ricoverati in una casa di riposo che ha il nome del padre, dove possano restare eterni bambini e giocare alla guerra. In questa traccia un altro grande assolo di Gilmour.

Not now John, pubblicata come singolo e cantata in coppia con David Gilmour, è un disperato grido contro la brutalità della guerra, elemento centrale degli anni della guerra fredda. Waters manifesta specificamente un profondo disprezzo nei confronti della politica occidentale, sempre più miope rispetto alla tutela dei diritti umani fondamentali.

La title track è piuttosto biografica. La voce in primo piano di Waters

L’album si conclude con Two Suns in the Sunset, che ritrae un olocausto nucleare come risultato finale di un mondo ossessionato dalla guerra e dal controllo.

L’egemonia di Waters si estende anche al confezionamento dell’album. Scaricato Storm Thorgerson, artista della Hipgnosis e disegnatore delle copertine dei Pink Floyd, è Roger Waters a scegliere e comporre le immagini della cover. Protagonista nell’interno della copertina e sull’etichetta l’immagine del Remembrance Poppy, il papavero usato dai paesi dell’Impero Britannico per ricordare i caduti della Prima e Seconda Guerra Mondiale. Per la cover invece viene realizzato una specie di collage di alcune delle onorificenze relative alla seconda guerra mondiale.
coltello schiena

Nel retro di copertina c’è invece un’immagine che poco ha a che vedere con l’album. Sarebbe infatti un messaggio diretto a Alan Parker che aveva, di fatto, durante la lavorazione spodestato Waters dal controllo e dalla gestione del film The Wall. L’uomo in uniforme con un coltello conficcato nella schiena e un nastro da film sotto il braccio ritratto in piedi su un prato con erba alta e papaveri sarebbe lo stesso Waters che, non avendo perdonato il “tradimento” di Parker, gli invia un chiaro messaggio.

 

 

L’uscita dell’album fu accompagnata dalla pubblicazione di un cortometraggio anch’esso intitolato The Final Cut. Il corto fu prodotto da Roger Waters e diretto da suo cognato Willie Christie e mostra Waters che parla con uno psichiatra di nome A. Parker-Marshall.
In questo filmato vengono utilizzate quattro canzoni dell’album, The Gunner’s Dream, The Final Cut, The Fletcher Memorial Home and Not Now John.

Come abbiamo detto il disco fu pubblicato nel 1983. In seguito, nel 2004, un CD rimasterizzato e riconfezionato fu pubblicato dalla EMI in Europa e dalla Capitol Records negli Stati Uniti. Questa versione includeva una canzone in più rispetto alla versione originale del disco, la precedente “When the Tigers Broke Free”.
Nel 2007, è stata rilasciata una nuova versione rimasterizzata come parte del cofanetto Oh, by the Way, confezionato come una mini replica dell’album originale.

Track list

Lato A

1. “The Post War Dream” 3:02
2. “Your Possible Pasts” 4:22
3. “One of the Few” 1:23
4. “The Hero’s Return” 2:56
5. “The Gunner’s Dream” 5:07
6. “Paranoid Eyes” 3:40

Lato B

1. “Get Your Filthy Hands Off My Desert” 1:19
2. “The Fletcher Memorial Home” 4:11
3. “Southampton Dock” 2:13
4. “The Final Cut” 4:46
5. “Not Now John” 5:01
6. “Two Suns in the Sunset” 5:14

2004 re-release

1. “The Post War Dream” 3:00
2. “Your Possible Pasts” 4:26
3. “One of the Few” 1:11
4. “When the Tigers Broke Free” 3:16
5. “The Hero’s Return” 2:43
6. “The Gunner’s Dream” 5:18
7. “Paranoid Eyes” 3:41
8. “Get Your Filthy Hands Off My Desert” 1:17
9. “The Fletcher Memorial Home” 4:12
10. “Southampton Dock” 2:10
11. “The Final Cut” 4:45
12. “Not Now John” 4:56
13. “Two Suns in the Sunset” 5:23

Discografia dei Pink Floyd

Discografia di Roger Waters

Discografia di David Gilmour

Discografia di Richard Wright

Discografia di Nick Mason

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