Last Updated on 17 Febbraio 2026 by Massimo M.
La celebre copertina di Horses (1975), album d’esordio di Patti Smith, è stata realizzata dal fotografo e artista Robert Mapplethorpe, compagno di vita e sodale creativo della cantante negli anni della loro formazione artistica a New York. L’immagine, diventata una delle icone assolute del rock, sintetizza in uno scatto l’estetica cruda, poetica e anticonvenzionale che avrebbe definito l’intera carriera di Smith.
La fotografia fu realizzata nell’appartamento newyorkese in cui i due vivevano, utilizzando una semplice macchina Polaroid e sfruttando esclusivamente la luce naturale. Questa scelta tecnica, apparentemente minimale, contribuisce in modo determinante alla forza dell’immagine: il bianco e nero è netto, privo di artifici, e restituisce una sensazione di autenticità quasi documentaria. Non c’è scenografia, non c’è costruzione spettacolare: solo una parete chiara, una giacca gettata sulla spalla e uno sguardo diretto, fermo, carico di tensione.
Patti Smith posa in piedi, con camicia bianca e cravatta nera allentata, la giacca scura appoggiata con disinvoltura sulla spalla. L’atteggiamento richiama volutamente certe pose maschili classiche — spesso accostate a quelle di Frank Sinatra — ma l’effetto finale non è imitativo: è una dichiarazione di indipendenza. Smith gioca con i codici dell’identità di genere, li sovverte con naturalezza, li fa propri senza bisogno di proclami. Il risultato è un’immagine androgina, elegante e provocatoria al tempo stesso, che rompe con la rappresentazione tradizionale della donna nella musica rock degli anni Settanta.
La copertina di Horses non è soltanto un ritratto: è un manifesto estetico. In un’epoca in cui molte artiste venivano fotografate in modo seduttivo o decorativo, Smith appare austera, quasi ascetica. Il suo sguardo non cerca approvazione: sfida l’osservatore. Questa scelta visiva anticipa l’energia e la radicalità del disco stesso, che mescola poesia beat, rock primitivo e tensione proto-punk, contribuendo a ridefinire il ruolo femminile nella scena musicale newyorkese che avrebbe portato di lì a poco all’esplosione del punk.
L’immagine divenne immediatamente iconica e, col tempo, ha assunto lo status di vero e proprio “poster perfetto”: semplice, riproducibile, memorabile. Come accadrà per molte altre fotografie di Patti Smith, lo scatto di Mapplethorpe riesce a fondere intimità e mitologia, trasformando un momento privato in un simbolo collettivo.
La studiosa statunitense Camille Paglia ha definito questa copertina «una delle più grandi fotografie di una donna mai scattate», sottolineando come l’immagine incarni una forza archetipica capace di oltrepassare i confini della musica. In effetti, la copertina di Horses è oggi considerata non solo una delle immagini più potenti della storia del rock, ma anche una delle più importanti icone visive del Novecento.

