Last Updated on 27 Gennaio 2026 by Massimo M.
Siamo nel 1975 e la Premiata forneria Marconi pubblica Chocolate kings, probabilmente il loro disco più importante
A metà anni ’70, la Premiata Forneria Marconi è ormai diventata un gruppo di livello internazionale, inserito nei circuiti delle migliori band inglesi e americane. Infatto è già dal 1973 che la PFM si è avvicinata alla Manitcore,l’etichetta di Emerson Lake & Palmer, e che collabora con Pete Sinfield, tra le altre cose paroliere dei King Crimson.
Per integrarsi al meglio nel mercato angofono la band ha già pubblicato versioni in lingua inglese delle proprie canzoni, ha accorciato il nome in PFM e ha inaugurato una stagione di concerti in giro per il mondo entrando sia nella classifica inglese che in quella americana.
E’ in questo contesto che la band decide di produrre un nuovo disco e, sopratutto, decide di far entrare nel gruppo un vero vocalist. Infatti fino a quel momento le parti vocali erano state distribuite fra vari componenti. Il motivo della ricerca di un cantante era che la PFM sentiva la necessità di avere un vocalist stabile e credibile per il pubblico anglofono, in grado di cantare perfettamente in lingua inglese.
Dopo aver considerato varie opzioni, una delle quali riguardava Ivan Graziani, la scelta cade su Bernardo Lanzetti degli Acqua Fragile. Con lui iniziano le registrazioni del nuovo album che verrà intitolato Chocolate kings e con lui saranno registrati altri due album, Jet lag e Passpartù, antrambi di ottimo livello.
Le musiche sono composte Franco Mussida e da Flavio Premoli, con la collaborazione in un brano di Ivan Graziani.
La presenza di un vero frontman non è l’unica novità. Per la prima volta, la PFM non pubblica lo stesso disco in due versioni, una per il mercato italiano e una per quello anglosassone, ma in una sola versione cantata in lingua inglese.
I testi sono affidati a Mauro Pagani, allo stesso Lanzetti e all’americana Marva Jean Marrow. Quest’ultima è una musicista e cantautrice americana che si è trasferita a vivere da qualche anno di Italia ed è sotto contratto con la Numero Uno, l’etichetta che pubblica la PFM.
È legata sentimentalmente a Patrick Djivas, il bassista della PFM, lavora come session man per il Francesco Guccini di “Stanze di vita quotidiana”, cura versioni in lingua inglese per Lucio Battisti, collabora con Eugenio Finardi, scrive e compone canzoni collaborando anche con Ivan Graziani.
Il disco, a partire dalla copertina che rappresentava una bandiera americana utilizzata come incarto per una barretta di cioccolata, era molto critico nei confronti dell’american way of life. Parlava dei ‘re di cioccolata’, ossia degli americani che, dopo averla liberata da nazisti e fascisti, hanno colonizzato l’Italia nel dopoguerra. Parlava anche del consumismo americano e della degli Staes nel mondo. Questo però demonizzare l’America e gli americani, di cui venivano fuori anche gli aspetti più stimolanti e positivi. Nelle intenzioni non doveva essere un manifesto politico ma una riflessione critica.
In realta però questo disco non viene percepito così oltre oceano. Inoltre la band di Mussida e Di Cioccio decide di partecipare ad un concerto per l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina nel gennaio 1976, al Palasport di Roma. Un giornalista di Billboard, presente all’evento, lo riporta sulla stampa e la cosa crea al gruppo qualche guaio negli Stati Uniti. Ma neanche in Italia la cosa viene presa bene da certe parti politiche.
Il risultato finale è che il disco obbiettivamente migliore della produzione della PFM è mal visto dagli americani, che non gradiscono i contenuti e accusano la band di finanziare dei terroristi, e dagli italiani che li considerano americanofili per la scelta di cantare in inglese.
Fortunatamente, il tour mondiale di support a Chocolate kings porta il gruppo anche in Giappone dove ha un grandissimo successo.
Parlando più specificamente del disco questo si apre con From Under, un brano decisamente ispirato, dove la PFM dimostra immediatamente di cosa è capace. I testo è estremamente polemico nei confronti di quelle che vengono giudicate come manifestazioni reazionarie dalla mistica contemplativa orientale, nei confronti del revival degli anni ’50, dei cantanti marionetta manipolati dall’industria musicale, all’eroina, vista come un mezzo disprezzabile per dimenticare e morire.
Il secondo brano è Harlequin. L’inizio musicale è tipicamente mediterraneo con l’acustica di Mussida che infonde dolci note mentre va ad intrecciarsi al basso di Djivas. La parte centrale è ricca di rock scoppiettante con l’innesto degli a solo di Pagani e Premoli. Il testo parla del risveglio delle coscienze che sono rappresentate dalla figura dell’Arlecchino.
Il terzo brano è Chocolate Kings. E’ la canzone che ha la funzione di simbolo, non a caso è la title track dell’album. Qui Mussida ha unito una sorta di tarantella che riallaccia l’episodio alla tradizione di È Festa anche se le difficoltà corali del brano sono lontane dalla “semplicità” di È Festa. Il testo del brano è ancora più chiaro e critico contro l’America (“adesso tu ed io conosciamo la grande e grossa mamma che ci ha preso in giro….. e tu non vuoi buttare la vita per un paradiso di cioccolato, vuoi rimanere vivo”). Nel resto del testo si parla anche dei soldati americani (re di cioccolato) che vanno in giro a fare guerre portando con loro le barrette di cioccolato da distribuire ai ragazzi dopo le morti che lasciano sul campo.
La seconda facciata si apre con un altro brano eccezionale: Out of the Roundabout. In questo brano Francone ha congegnato dei suoni con giochi strumentali (specie tra chitarra e tastiere) veramente effervescenti. Arpeggi velocissimi e soliste di Hammond da rimanere senza fiato. Il testo, con perspicacia, parla degli sbalzi climatici, di come stiano cambiando le stagioni, quello che in effetti stiamo vivendo oggi. Chiude il disco Paper Charms, un brano bellissimo e struggente, con un inizio da sogno e nel quale si parla delle rovine che provoca l’uso dell’eroina. Pagani, con questo testo, supera se stesso per come riesce a dipingere i falsi paradisi.
Un capolavoro. Uno dei brani più ispirati dell’album. Le musiche del grande Mussida, conferiscono al testo un degno affresco: inizio lento per poi passare ad un suono teso, nervoso, rock, con Pagani che infiamma il suo violino di note velocissime. Lanzetti raggiunge, in questo brano, l’apice vocale con dei toni cosi potenti da chiedersi quanta aria possano contenere i suoi polmoni.
Insomma un grandissimo disco, Chocolate Kings è uno dei pilastri del Prog Italiano anche se, lo ripeto, forse un pò sottovalutato. A tutti coloro i quali piace la musica suonata alla grande, questo disco non può assolutamente mancare nella discografia personale.
Track list
Lato A
From Under – (testo di Marva Jan Marrow e Mauro Pagani; musica di Ivan Graziani, Franco Mussida e Flavio Premoli) – 7:29
Harlequin – (testo di Mauro Pagani; musica di Franco Mussida) – 7:48
Chocolate Kings – (testo di Marva Jan Marrow e Mauro Pagani; musica di Franco Mussida) – 4:39
Lato B
Out of the Roundabout – (testo di Mauro Pagani e Bernardo Lanzetti; musica di Franco Mussida) – 7:53
Paper Charms – (testo di Mauro Pagani; musica di Franco Mussida) – 8:30
La ristampa del 2010 contiene questi brani bonus (solo versione su CD)
Paper Charms
Four Holes In The Ground
Acoustic Guitar Solo
Out Of The Roundabout
Chocolate Kings
Mr. Nine ‘Til Five
Alta Loma Five ‘Til Nine
William Tell Overture
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