Arthur (or the Decline and Fall of the British Empire)

Arthur (or the Decline and Fall of the British Empire) – The Kinks

Last Updated on 27 Gennaio 2026 by Massimo M.

Arthur (or the Decline and Fall of the British Empire)

Arthur (or the Decline and Fall of the British Empire)Sebbene i Kinks facessero parte della prima ondata di artisti britannici a sfondare dopo i Beatles, non sono mai stati  veramente considerati come direttamente influenzati dalle sonorità dei Fab Four. Comunque ascoltando l’album pubblicato dai Kinks nel 1969, Arthur (or the Decline and Fall of the British Empire), non è possibile non constatare come alcune sonorità siano presenti sia nel lavoro dei Kinks sia in quello contemporaneo dei Beatles. Detto questo, Arthur è un concept album davvero unico nel suo genere ed è lo strumento ideale attraverso il quale la band di Ray Davies esplora molti generi musicali sia inglesi che statunitensi realizzando un opera che probabilmente è la migliore prodotta dalla band.

Come già detto Arthur (or the Decline and Fall of the British Empire) nasce e si sviluppa come un concept album prendendo ispirazione da un’opera televisiva incompiuta, parzialmente sviluppata dal romanziere Julian Mitchell nel gennaio 1969. La storia, per sommi capi, è quella di operaio posatore di moquette, Arthur appunto, che ha combattuto durante la Prima Guerra Mondiale, attraversato anche la seconda, ha costruito una famiglia. Tutto ciò mentre intorno a lui l’Impero Britannico quasi si contrae su se stesso e disattende le promesse fatte dai molteplici governi susseguitisi negli anni riguardo a un futuro sereno e una vita migliore.

Sebbene i Kinks fossero, dal punto di vista della vena creativa, nel loro periodo migliore, lo sviluppo di Arthur risenti non poco delle turbolenze che attraversavano la band. Il loro album precedente, The Kinks Are the Village Green Preservation Society, fu una delusione dal punto di vista commerciale. Inoltre il bassista Pete Quaife, uno dei quattro membri fondatori della band, se ne andò piuttosto inaspettatamente per formare un nuovo gruppo, i Mapleoak, venendo definitivamente sostituito da John Dalton.

La registrazione per l’album iniziò nel Maggio del 1969, con Davies che ne fu produttore e capo compositore. Le registrazioni procedettero speditamente tenendo però bene a mente come e dove i brani si sarebbero inseriti nello svolgersi della storia televisiva. Fu quindi con questa logica che fu registrata Victoria, ovviamente la Regina, mid-tempo spumeggiante dominato dalla chitarra ritmica e da un ritornello accattivante il tutto efficacemente sostenuto da una fanfara di fiati. L’effetto finale è quello di una sigla perfetta, di apertura e chiusura, di un film o di uno sceneggiato. Peccato però che, a causa di uno scellerato manager della Granada che gesti in modo ancor più scellerato il budget che gli era stato dato dalla produzione, quando a Luglio i due autori avevano già concluso la sceneggiatura, scelto regista e cast, e iniziato a pianificare le date per fare uscire disco e film, tutto il progetto viene cancellato.

A questo punto quindi rimase solo, si fa per dire, il disco dei Kinks, che da colonna sonora diventò un concept album, autonomo e di senso compiuto.

Nel disco il secondo brano, dopo Victoria,  è Yes Sir, No Sir. Una canzone piuttosto cinica caratterizzata dalla voce di Ray Davies intenzionalmente piatta come a rappresentare un senso di quieta obbedienza. La canzone si divide in diverse sezioni caratterizzati dall’utilizzo di molti fiati. La tematica è antimilitarista e anticonformista, una critica contro l’esercito inglese e comunque, in generale, contro il pensiero unico.

Il brano successivo, Some Mother’s Son, continua il tema antimilitarista, ma in modo più melodrammatico e empatico,  con Davies che fa un lavoro magistrale nel tirare le corde del cuore anche utilizzando strumenti inusuali come il clavicembalo. Ovviamente le liriche non sono da meno.

“Some mother’s son lies in a field,” canta Davies, “Someone has killed some mother’s son today / Head blown off by some soldier’s gun.”

A questo punto, forse per allentare un pò la tensione drammatica pur continuando liberamente il tema contro la guerra, la canzone Drivin sviluppa uno spensierato tema beatlesiano che più che ai grandi temi  riguarda la necessità di una fuga dalle preoccupazioni quotidiane.

La successiva Brainwashed è una canzone che prende tutta un’altra strada rispetto a quella intrapresa inizialmente. Ritmica anni Sessanta della più bell’acqua, chitarra heavy rock , la giusta quantità di ottoni e il basso del nuovo arrivato Dalton che brilla davvero.

Il lato A si conclude con la traccia estesa Australia, che sembra quasi assemblata pensando ad una pubblicità, anche con il sarcasmo che caratterizzava la band di Davies. Si parte con un ritmo jazz durante le prime strofe, una fresca miscela di pianoforte e bassi acuti che alla fine lascia il posto ad un tranquillo jam che persiste per tutta la seconda metà del brano.

Il secondo lato inizia con Shangri-La, una canzone in stile folk britannico, che è probabilmente il miglior brano dell’album. La canzone inizia con la chitarra acustica continuando poi con le sonorità del clavicembalo prima di raggiungere il culmine con l’intenso ritornello. La sezione centrale poi aggiunge più intensità prima di dissolversi nella strofa finale, con la batteria di Avory protagonista. Dal punto di vista del testo Shangri-La è uno sguardo approfondito e critico alle aspirazioni della classe media. Questa è una di quelle canzoni che penetra lentamente ma alla fine lascia un segno indelebile.

Mr. Churchill Says è una canzone rock blues sulla Gran Bretagna dell’era della seconda guerra mondiale, protagonista in negativo ovviamente l’allora primo ministro Winston Churchill. Ha il suo momento più teatrale e tragico quando partono le sirene dei raid aerei e la melodia si muta in una jam frenetica con tanto di vibrafoni. Ray canta di una casa bombardata e di cadaveri da rimuovere dalle strade.

É finita la guerra, la Gran Bretagna è a pezzi e la popolazione ridotta in povertà. She’s Bought a Hat Like Princess Marina è il momento music hall di Arthur (or the Decline and Fall of the British Empire), una deliziosa ballata per clavicembalo che a un certo punto impazzisce e diventa un vorticoso coacervo di suoni tra i più disparati, volendo con questo sottolineare il contrasto di forma simile a quello vissuto dalla popolazione. Perchè la gente è, si ridotta alla fame, ma si preoccupa comunque di avere l’ultimo cappello alla moda pur di non mostrare la propria miseria ai vicini di casa.

Young and Innocent Days, in contrasto con il brano precedente, inizia come una dolce canzone folk acustica ma, come la maggior parte delle canzoni di questo album, aumenta di intensità man mano che procede. Il testo si concentra sui ricordi dell’adolescenza, che assumono in questo caso un aspetto di estrema dolcezza mescolandosi al rimpianto per i giorni andati. Non manca comunque una critica velata a quei magnifici anni innocenti.

Prima di arrivare al gran finale i Kinks ci regalano un altro brano rock. Nothing to Say è quasi la controparte di Yes Sir, No Sir sul primo lato. É un brano caratterizzato da un ottimo ritmo rock coadiuvato da un bel piano e dall’altrettanto bella chitarra slide dei fratelli Davies.

Il brano che conclude l’album è la title-track  Arthur. Nel brano Davies  riassume tutta la vita del protagonista confezionando, fra l’altro, uno dei primi esempi di country-rock britannico. In Arthur, con una ironia veramente di qualità, si manifesta un’apoteosi corale che rappresenta le alte sfere che si premurano di comunicare allo stesso Arthur che lo amano e lo vorrebbero sostenere. In realtà resta invece la prese di coscienza da parte del protagonista che la sua vita è finita ed è stata esattamente come quella di suo padre e come sarà quella di suo figlio. Un finale grottesco per un’opera di grande qualità.

Nonostante sia un’opera non certamente “pop” Arthur fu accolto con consensi quasi unanimi al momento del rilascio. ANche negli States la critica fu quasi unanime nel giudicarlo un grande lavoro.

Nonostatnte l’accoglienza positiva Arthur (or the Decline and Fall of the British Empire) non andò oltre la cinquantesima posizione nelle clessifiche di vendita inglesi e la posizione numero 105 in quelle statunitensi.

A prescindere dai risultati nelle classifiche dell’epoca la cosa più importante per noi futuri fan del rock è l’eccellente qualità della musica creata dai Kinks, che alla fine è tutto ciò che conta.

Lato 1

Victoria – 3:40
Yes Sir, No Sir – 3:46
Some Mother’s Son – 3:25
Drivin’ – 3:21
Brainwashed – 2:34
Australia – 6:46

Lato 2

Shangri-La – 5:20
Mr. Churchill Says – 4:42
She’s Bought a Hat Like Princess Marina – 3:07
Young and Innocent Days – 3:21
Nothing to Say – 3:08
Arthur – 5:27

Bonus tracks (Castle 1998, Sanctuary 2004)

Plastic Man (Mono mix) – 3:04
King Kong (Mono mix) – 3:23
Drivin’ (Mono mix) – 3:12
Mindless Child of Motherhood (Mono mix) – 3:16 (Dave Davies)
This Man He Weeps Tonight (Mono mix) – 2:42 (Dave Davies)
Plastic Man (Alternate stereo version) – 3:04
Mindless Child of Motherhood (Stereo mix) – 3:16 (Dave Davies)
This Man He Weeps Tonight (Stereo mix *) – 2:42 (Dave Davies)
She’s Bought a Hat Like Princess Marina (Mono mix) – 3:07
Mr. Shoemaker’s Daughter

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